Margherita Mazzucco, il volto di Lenù nella pluripremiata serie "L'Amica Geniale" tratta dai romanzi di Elena Ferrante, ha deciso di aprirsi raccontando un lato oscuro del suo straordinario percorso professionale. Oggi ventitrenne, l'attrice aveva solo 14 anni quando ha sostenuto il primo provino e 15 quando il progetto televisivo è esploso nel panorama mediatico italiano e internazionale. In un'intervista rilasciata a Vanity Fair, ha rivelato come quegli anni intensi abbiano lasciato segni profondi sulla sua salute mentale.
"Quando le riprese sono terminate, nessuno ha notato che stessi male, forse nemmeno io stessa", confessa l'interprete, descrivendo un quadro piuttosto allarmante della sua condizione. Durante il periodo di massima attività sul set, Mazzucco si è progressivamente isolata, smettendo di uscire da casa e arrivando a sviluppare una vera e propria depressione. La pressione del lavoro quotidiano, sommata al ruolo complesso e carico di trauma che interpretava, ha creato un mix esplosivo che l'ha allontanata dalla realtà e dalla vita sociale. "Lavorare intensamente ogni giorno mi ha tagliato fuori dal mondo", ammette.
L'assenza di una formazione accademica in recitazione ha reso ancora più faticoso il percorso: Mazzucco doveva affidarsi esclusivamente alle proprie emozioni per rendere credibili le scene, un esercizio che l'ha devastata psicologicamente. Contemporaneamente, affrontava una ricerca spasmodica di approvazione dagli altri, dal regista ai colleghi, fino a raggiungere uno stato di esaurimento totale. Dopo 12 ore di set, rientrava in albergo e tentava di dedicarsi agli studi, seguendo lezioni di greco e latino per non perdere completamente il contatto con la scuola: una giornata estenuante che l'ha condotta al collasso. "Ero completamente svuotata, non avevo più energie", ricorda.
La decisione di interrompere gli studi universitari in Lettere moderne, dove aveva completato un solo semestre senza dare esami, rappresentava il sintomo più evidente di quanto il sistema la stesse schiacciando. Solo il supporto della famiglia l'ha spinta a continuare il cammino artistico, sebbene la percezione di non meritare il rispetto verso se stessa fosse diventata predominante. Fu solo a 18 anni che Mazzucco ha compreso di aver bisogno di aiuto professionale.
Il percorso di guarigione è passato attraverso il ricorso alla psicoterapia, inizialmente una sfida: "All'inizio avevo così paura di contattare uno psicoanalista che ho chiesto a mia sorella di farlo per me", spiega con onestà. Accanto alla terapia, ha scoperto il valore dello yoga come strumento di rilassamento e consapevolezza del proprio corpo. Mazzucco ha poi deciso di dedicare due anni interamente a se stessa, vivendo pienamente e imparando a respirare consapevolmente. Il suo intento attuale include il ritorno all'università, dimostrando che la ripresa è possibile anche dopo momenti di profonda crisi. La sua storia rappresenta una testimonianza importante sui costi nascosti del successo precoce e sull'importanza cruciale del supporto psicologico.