Il governo non ha ancora digerito la sconfitta referendaria che è già spuntato un nuovo fronte di scontri interni. Fratelli d'Italia ha fissato per martedì 31 marzo l'inizio dell'esame della proposta di riforma elettorale in commissione Affari costituzionali della Camera, ma la strada verso l'approvazione si preannuncia tutt'altro che agevole. Il problema non è soltanto l'opposizione unita contro il provvedimento, bensì le crepe che si sono aperte all'interno della stessa maggioranza, in particolare nella Lega di Matteo Salvini.

Il Carroccio non nasconde il proprio scetticismo rispetto al progetto caro a Giorgia Meloni. Il viceministro leghista Edoardo Rixi ha affidato ai corridoi di Montecitorio un messaggio chiaro: modificare il sistema di voto non è una questione centrale in questa fase. "Non si vincono le elezioni cambiando semplicemente il meccanismo elettorale", ha sottolineato Rixi secondo quanto riportato dalle cronache parlamentari. I big della Lega considerano la questione secondaria rispetto ad altre urgenze, con Salvini stesso che non si è mai mostrato entusiasta del dossier, delegandolo a Roberto Calderoli e Andrea Paganella come semplici gestori tecnici della trattativa di coalizione.

Dietro il freno leghista emergono calcoli politici concreti. Secondo gli scenari che circolano negli ambienti del partito, il nuovo sistema elettorale proposto dalla destra potrebbe danneggiare proprio la Lega. I suoi parlamentari sicuri sono concentrati nelle circoscrizioni del Nord, mentre il corposo premio di maggioranza previsto dalla riforma rischia di rivelarsi un'arma a doppio taglio qualora la coalizione subisse una sconfitta alle urne. Come riferito da fonti parlamentari, diversi esponenti leghisti sostengono che l'attuale legge, pur con i suoi limiti, consentirebbe di limitare il danno in caso di risultato negativo.

Fratelli d'Italia non intende arretrare. Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo della formazione meloniana, ha spiegato senza giri di parole che il progetto è necessario per raggiungere la stabilità governativa che la premier ritiene essenziale. "Giorgia ha deciso di non volere più pareggi o governi tecnici", ha chiarito Donzelli, implicando che la riforma procederà nonostante i mal di pancia interni. In Forza Italia, invece, si tenta una mediazione, con alcuni ministri che suggeriscono di avviare un dialogo con i banchi dell'opposizione per trovare eventuali convergenze.

L'opposizione, da parte sua, è già in trincea. La sinistra e gli altri gruppi critici promettono una resistenza senza quartiere, consapevoli che il nuovo sistema potrebbe alterare in modo significativo gli equilibri parlamentari a loro sfavore. Il risultato è uno stallo tipico delle maggioranze logore: da un lato la volontà della premier di portare a casa la riforma, dall'altro il freno dei partner di governo, mentre la minoranza prepara le sue contromisure. Tutto questo mentre il Paese affronta altre sfide urgenti, dalla situazione economica ai conflitti internazionali.