Massimo Cacciari non le manda a dire. Nel corso della trasmissione Otto e mezzo su La7, il noto filosofo ha lanciato un avvertimento diretto al centrosinistra italiano, leggendo nel risultato referendario sulla giustizia (dove il No ha vinto con il 54% dei voti e un'affluenza significativa) un messaggio politico ben più ampio. Un segnale che, secondo Cacciari, la sinistra rischia di ignorare a suo rischio e pericolo, mentre il centrodestra dovrebbe comprenderlo ancor più attentamente.
Quando la conduttrice Lilli Gruber suggerisce le primarie come possibile strumento per costruire un'alternativa credibile, Cacciari smonta l'idea con una critica netta e pragmatica. L'ultimo caso di successo, ricorda il filosofo, risale all'epoca di Romano Prodi, quando l'esito era ampiamente prevedibile e quindi la sfida interna diventava mobilizzazione collettiva. Oggi il quadro è profondamente diverso: "Se organizzano le primarie, il risultato sarà una frattura interna e un danno reciproco", il concetto espresso da Cacciari, che invita invece a una strada completamente diversa.
La vera priorità, sostiene il filosofo, è mettersi d'accordo su un progetto politico concreto prima ancora di pensare a nomi o volti. Il centrosinistra deve affrontare senza giri di parole due questioni cruciali che il voto ha messo in evidenza come punti deboli della maggioranza Meloni. La prima riguarda le politiche sociali e fiscali: l'Italia non può continuare a tollerare disuguaglianze crescenti né accettare l'idea che i ricchi restino intoccabili dalla tassazione. Occorre una posizione chiara sulla patrimoniale e un progetto redistributivo serio, elementi attorno ai quali costruire un'alternativa credibile.
Il secondo terreno è quello della guerra e della politica internazionale. Secondo Cacciari, tre quarti dei giovani si sono recati alle urne proprio perché stanchi di politiche belliche che non offrono alcuna visione strategica verso soluzioni diplomatiche. Su Ucraina, Iran, Palestina e Israele, l'opposizione non ha ancora espresso posizioni chiare e convincenti. "Che importanza hanno le primarie se non c'è nemmeno un programma politico serio?" chiede provocatoriamente il filosofo, aggiungendo che solo una proposta credibile su questi temi potrebbe spingere i giovani alle urne e creare le condizioni per battere il governo.
Cacciari conclude ribaltando la sequenza logica che agita la sinistra da settimane: non leader prima, poi programma. Piuttosto, costruire un progetto politico robusto attorno a questi assi, e solo successivamente presentare un candidato alla presidenza del Consiglio. Quando gli viene chiesto se abbia in mente un nome specifico, il filosofo risponde con disarmante sincerità di non averne uno preciso in questo momento, concentrando piuttosto l'attenzione sulla necessità di forme politiche concrete prima che di personalismi.