Un caso di diffamazione aggravata dai social finisce in aula. Un utente di 72 anni è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Verbania per una serie di post offensivi pubblicati su X nel 2023 ai danni di Roberto Vannacci, ex generale e attuale leader del movimento politico Futuro Nazionale. L'imputato aveva accompagnato fotografie dell'ex militare con commenti fortemente denigrativi, tra cui l'accusa di essere un "traditore della patria" e insulti pesanti. Oltre agli epiteti, l'utente aveva anche insinuato che Vannacci avesse trasmesso documenti riservati alla moglie, collegando questa affermazione alla pubblicazione del suo libro "Il mondo al contrario".
Inizialmente la procura della città piemontese aveva optato per l'archiviazione del procedimento, ritenendo insufficienti gli elementi per procedere. Tuttavia i legali di Vannacci, Massimiliano Manzo e Manfredi Ruggiero, hanno depositato un'opposizione a questa decisione, convincendo il giudice per le indagini preliminari a ordinare il rinvio a giudizio. La prima udienza è stata fissata per il 9 aprile 2026 presso il tribunale verbanese.
Nella sua risposta pubblica, Vannacci ha voluto chiarire le sue intenzioni legali, sottolineando come non sia interessato a trarre benefici economici dalla controversia. "Non intendo arricchirmi da questa situazione in nessun modo", ha dichiarato, aggiungendo che ha incaricato i suoi avvocati di raggiungere un accordo basato su una lettera di scuse da parte dell'imputato. Secondo quanto comunicato, l'ex generale ha già deciso che qualsiasi compenso risarcitorio sarà completamente devoluto a un'organizzazione benefica che designerà successivamente, escludendo così qualunque profitto personale dalla vicenda.
Il caso rappresenta un'ulteriore illustrazione delle conseguenze legali derivanti dai contenuti offensivi pubblicati sulle piattaforme di social media, dove il confine tra libertà di espressione e responsabilità civile rimane spesso oggetto di controversia. Il tribunale dovrà ora accertare se i post in questione costituiscano effettivamente diffamazione secondo la normativa italiana, tenendo conto sia della natura delle affermazioni che della loro potenziale lesività per la reputazione del ricorrente.