La Corte d'Appello di Palermo ha pronunciato un verdetto di assoluzione nei confronti della ragazza che partecipò alla tragedia di Altavilla Milicia dello scorso febbraio. A differenza della sentenza di primo grado, che l'aveva condannata a dodici anni e otto mesi di reclusione, i magistrati della sezione minorile hanno riconosciuto la giovane temporaneamente incapace di comprendere il significato delle proprie azioni nel momento in cui si verificarono i fatti. Secondo la valutazione dei giudici, questa alterazione della capacità volitiva esclude la responsabilità penale dell'imputata, applicando così le disposizioni degli articoli 98 e 530 del codice penale.

La vicenda risale a febbraio 2024 e ha visto come vittime la madre Antonella Salamone e i due figli della donna, Kevin di sedici anni ed Emanuel di soli cinque anni. I tre familiari furono torturati e uccisi all'interno dell'abitazione di famiglia durante quello che gli esperti definirono un rito di esorcismo volto a liberare la giovane dal demonio. All'epoca dei fatti, l'imputata era ancora minorenne, elemento che ha giocato un ruolo determinante nelle valutazioni della corte.

Durante il processo di primo grado, la ragazza aveva sostenuto che avrebbe ripetuto tutto quanto accaduto e che non aveva ceduto nemmeno di fronte alle suppliche della madre, che le chiedeva disperatamente di contattare le forze dell'ordine. Quando i carabinieri arrivarono sul luogo, la trovarono nel suo letto con i corpi dei fratelli a pochi metri di distanza. In un primo momento gli investigatori la considerarono l'unica sopravvissuta alla strage, ma successivamente ammise il proprio coinvolgimento diretto nelle violenze e negli omicidi.

Nel procedimento d'appello, le perizie psichiatriche condotte in due occasioni differenti hanno fornito elementi decisivi per il verdetto finale. Gli esperti hanno confermato che le facoltà mentali della giovane risultavano compromesse durante quella settimana tragica, limitando significativamente la sua capacità di autodeterminazione. Considerando sia la situazione clinica che l'età dell'imputata, i giudici hanno stabilito l'insussistenza della responsabilità penale.

Il procedimento principale rimane comunque in corso nei confronti degli altri imputati. Il padre della ragazza, Giovanni Barreca, è attualmente sottoposto a perizia psichiatrica, mentre la coppia formata da Massimo Carandente e Sabrina Fina, ritenuti presenti durante la strage, rimane imputata davanti alla Corte d'Assise con accuse di gravissima entità.