La magistratura romana ha dato il via libera al trasferimento della deputata brasiliana Carla Zambelli verso lo Stato che l'accusa. La Corte d'Appello di Roma ha deliberato positivamente sulla richiesta formale presentata dalle autorità brasiliane, eliminando uno dei principali ostacoli burocratici al rimpatrio forzato della donna. Zambelli, che possiede anche la cittadinanza italiana oltre a quella brasiliana, è detenuta nel penitenziario di Rebibbia dalla fine di luglio, quando fu sottoposta a fermo.

I capi d'imputazione che pesano contro la politica legata all'amministrazione dell'ex presidente Jair Bolsonaro sono di particolare gravità. In Brasile è stata riconosciuta colpevole di un attacco informatico nei confronti del Consiglio Nazionale di Giustizia, l'organo supremo dell'ordinamento giudiziario brasiliano. La condanna inflitta ammonta a dieci anni di reclusione, una pena significativa che sottolinea la serietà delle accuse.

Nonostante la decisione della Corte d'Appello, il procedimento non è definitivamente concluso. Gli avvocati difensori della Zambelli hanno ancora la possibilità di impugnare il verdetto davanti alla Corte di Cassazione, massima istanza giudiziaria italiana. Questo passaggio potrebbe rappresentare l'ultimo tentativo legale per bloccare o ritardare l'estradizione.

La parte brasiliana accoglie con favore la decisione della magistratura romana. L'avvocato Alessandro Gentiloni, rappresentante legale degli interessi brasiliania, ha espresso apprezzamento per come la Corte ha affrontato le complesse questioni giuridiche sollevate dalla difesa. Gentiloni ha sottolineato in particolare come il verdetto confermi la correttezza formale e sostanziale dei procedimenti penali esperiti in Brasile contro Zambelli.