Una sentenza che chiude definitivamente il capitolo italiano della vicenda giudiziaria: i magistrati della Quarta sezione della Corte d'Appello di Roma hanno deliberato a favore dell'estradizione di Carla Zambelli, la deputata brasiliana con cittadinanza italiana legata all'ambiente politico dell'ex presidente Jair Bolsonaro. La decisione arriva dopo quasi un anno dal suo arresto, avvenuto il 29 luglio 2025 nella Capitale, dove era stata rinchiusa nella struttura carceraria romana di Rebibbia in attesa di giudizio.
La Zambelli è stata condannata dal Brasile a dieci anni di reclusione in via definitiva per accesso abusivo ai sistemi informatici del Consiglio nazionale di giustizia brasiliano (Cnj), l'organo supremo di amministrazione del potere giudiziario brasiliano, oltre che per falsificazione di atti pubblici. La sentenza della magistratura romana accoglie integralmente la richiesta di estradizione presentata dal governo brasiliano, rappresentato legalmente dall'avvocato Alessandro Gentiloni.
I giudici romani, nella loro motivazione, hanno riconosciuto la piena conformità ai canoni di legalità di tutti i procedimenti svolti in Brasile nei confronti dell'esponente della coalizione bolsonarista. «Esprimiamo soddisfazione per l'approfondita analisi della Corte d'Appello riguardante le numerose questioni di diritto sollevate» ha commentato Gentiloni, legale brasiliano, aggiungendo che la sentenza «conferma l'assoluta correttezza delle procedure instaurate in Brasile contro la signora Zambelli».
La decisione rappresenta un punto di svolta in una vicenda che ha attirato l'attenzione della stampa internazionale per le sue implicazioni politiche, considerato il coinvolgimento di una figura vicina all'ex presidente brasiliano. Con questo verdetto, si conclude la fase italiana del procedimento e la parlamentare si appresta a essere trasferita nelle mani delle autorità brasiliane per l'esecuzione della pena.