Si è concluso davanti al tribunale di Napoli il processo che aveva visto coinvolti diversi esponenti del Consiglio regionale della Campania in relazione alla gestione dei rimborsi destinati al funzionamento dei gruppi consiliari. La prima sezione penale, presieduta da Armonia De Rosa, ha pronunciato sentenze che non hanno prodotto alcuna condanna, segnando un epilogo significativo di una vicenda giudiziaria che aveva caratterizzato il dibattito pubblico campano.
Gli inquirenti avevano ipotizzato episodi di peculato per il periodo compreso tra il 2010 e il 2012. Quattro dei sette imputati hanno ottenuto l'assoluzione con formula piena. In particolare, Gennaro Salvatore, già capogruppo della componente consiliare Caldoro Presidente, è stato assolto perché «il fatto non sussiste». Medesimo verdetto per Ugo De Flavis, Massimo Ianniciello e Raffaele Sentiero. Per quanto riguarda Sergio Nappi, Pietro Diodato e Angelo Polverino, le accuse non hanno potuto procedere a causa della prescrizione, intervenuta lo scorso gennaio.
La difesa di Salvatore, rappresentata dal professore Alfonso Furgiuele e dall'avvocato Fabio Carbonelli, ha evidenziato il significato profondo della sentenza. «L'assoluzione con formula piena restituisce integrità e onore al nostro cliente, certificando in modo inequivocabile che non si è mai appropriato nemmeno di un euro», hanno dichiarato i legali. Tuttavia, gli avvocati hanno manifestato amarezza per i danni subiti durante il procedimento, comprese le misure cautelari e la prolungata esposizione mediatica.
Proprio sulla copertura giornalistica i difensori hanno formulato critiche severe, descrivendo un «accanimento mediatico che ha oltrepassato ogni limite ragionevole», trasformandosi in una «esecuzione pubblica della reputazione». Tra le contestazioni ritenute particolarmente ingiustificate, gli avvocati citano l'imputazione di spese per una tintura per capelli a danno di Salvatore, persona notoriamente calva. «Chi restituirà al nostro assistito il tempo sottratto, gli anni trascorsi nel discredito e le gravi conseguenze sul piano personale, politico, sociale e familiare?», si chiedono Furgiuele e Carbonelli.
La sentenza giunge dopo oltre un decennio di procedimenti giudiziari e, benché rappresenti una completa riabilitazione legale, non cancella le cicatrici lasciate da un iter processuale particolarmente prolungato e dall'attenzione mediatica che lo ha accompagnato. Per l'ex capogruppo e gli altri imputati assolti si chiude così un capitolo che aveva segnato profondamente la loro vita personale e professionale.