Una sinergia significativa tra alta cultura e responsabilità sociale quella che prenderà forma domenica sera al Teatro alla Scala di Milano. La Filarmonica della Scala destinerà il ricavato della prova aperta del concerto diretto da Myung-Whun Chung, con il pianista Leif Ove Andsnes, al progetto Daimon, un'orchestra sociale nata dall'associazione Akanà. Questa iniziativa rappresenta uno dei cinque percorsi finanziati dalle prove aperte della stagione filarmonica, ciascuno dedicato a realtà sociali diverse del territorio milanese.

L'orchestra Daimon conta attualmente circa 35 giovani musicisti, in prevalenza adolescenti rom che provengono dai campi di via Chiesa Rossa e dal Corvetto. Ma il progetto non si limita a questa comunità: anche studenti della scuola media Arcadia, segnalati dall'istituto come a rischio di abbandono scolastico o con difficoltà comportamentali, trovano spazio e opportunità all'interno dell'ensemble. "L'orchestra Daimon rappresenta l'apice di un percorso educativo avviato fin da piccoli", ha spiegato Eliana Gintoli, fondatrice di Akanà, che da anni lavora all'inclusione attraverso la musica e il sostegno a minori vulnerabili.

L'associazione opera anche attraverso la Comunità Oklahoma, una struttura che accoglie ragazzi non accompagnati e adolescenti con esperienze detentive minorili, supportandoli nel percorso verso l'autonomia. Accanto all'orchestra, esiste un coro composto da 35 giovani, molti dei quali sono contemporaneamente musicisti dell'ensemble. In cantiere c'è anche un laboratorio di liuteria condotto da Enrico All'Orto, maestro che insegna anche nel carcere di Opera e ha già creato strumenti originali utilizzando i legni dei barconi dei migranti.

Prima dell'appuntamento di domenica, la Filarmonica ha già avviato il dialogo con i ragazzi attraverso un'iniziativa denominata "Giro di prova", in cui musicisti dell'orchestra si esibiscono presso le realtà sociali beneficiarie. Martedì scorso, sette filarmonici si sono esibiti insieme al coro di Daimon all'oratorio di Santa Maria Madre al Gratosoglio, interpretando "Me sem rom" (Io sono rom), un brano scritto appositamente dal compositore Jorge Basso in lingua romanés. L'esibizione ha incluso anche una sezione rap cantata da un diciassettenne proveniente dal Gambia, in omaggio al laboratorio hip-hop gestito da Oklahoma. L'evento ha registrato una partecipazione significativa di pubblico, segnalando il potenziale di questi progetti nel connettere comunità diverse attraverso la musica.