Maggio 2011: una Mini One esce di strada sulla strada che costeggia Posillipo e precipita nel vuoto. Tre ragazzi appena maggiorenni - Gianluca Del Torto, Oliviero Russo e Giammaria de Gregorio - muoiono nell'impatto con il terreno, cinquanta metri più in basso. Tornavano da una serata tra amici, quando qualcosa durante quella notte tra il 14 e il 15 maggio andò terribilmente storto. Il veicolo si abbattè contro la debole ringhiera in ferro che avrebbe dovuto proteggerli, per poi precipitare tra gli alberi di un giardino all'altezza di piazza San Luigi.

Quindici anni dopo quella tragedia, il dolore non ha trovato pace. Carmine de Gregorio, padre di Giammaria conosciuto da tutti come Giammi, continua a portare con sé il peso di quella perdita come se fosse accaduta ieri. Gli amici dei tre ragazzi mantengono viva la memoria con un gesto divenuto tradizione: ogni 15 maggio affisano una gigantografia sul luogo dell'incidente, mostrando i volti sorridenti di chi se n'è andato troppo presto. È un tributo all'amicizia e un promemoria della fragilità della vita.

Ciò che rende ancora più insopportabile questa ferita è una realtà amministrativa agghiacciante: a quindici anni di distanza, l'automobile rimane ancora nel burrone. Carmine de Gregorio non nasconde l'amarezza, denunciando come il meccanismo burocratico si sia trasformato in un ulteriore strumento di sofferenza per le famiglie colpite. Invece di portare una qualche forma di chiusura, la permanenza del relitto diventa una rinnovata manifestazione di scaricarsi delle responsabilità tra enti pubblici e istituzioni.

Il padre grida la sua frustrazione con parole che sintetizzano il calvario parallelo affrontato dai congiunti delle vittime: burocrazia e continui scaricamenti di responsabilità che trasformano il lutto in una battaglia amministrativa infinita. Ogni anno, quando torna il 15 maggio, il dolore riemerge non soltanto dalla memoria, ma anche dalla consapevolezza che persino il simbolo fisico di quella tragedia rimane sepolto in un dirupo, dimenticato dalle istituzioni che dovrebbero amministrare anche la dignità dei defunti.