La requisitoria del pubblico ministero Alessandro Gobbis ha dipinto un quadro di brutalità ingiustificata nella tragica notte del 19 agosto 2023 presso la sede Sky di Rogoredo. Giovanni Sala, 34 anni, si presentò all'ingresso in evidente stato di alterazione dovuto al consumo di alcol e cocaina. Secondo l'accusa, il comportamento molesto e petulante della vittima spinse i due vigilantes a reagire con violenza eccessiva e prevaricatoria, nonostante l'uomo non rappresentasse alcun pericolo concreto per persone o cose.
Il pm ha ricostruito una sequenza di eventi che ritiene abbia provocato l'esito fatale. Sala fu colpito con due pugni e successivamente immobilizzato a terra con un ginocchio sulla schiena per circa quattro minuti. Dato che la vittima era cardiopatica, questa azione violenta e sproporzionata avrebbe causato l'arresto cardiaco che lo uccise. Per l'accusa, i due imputati diedero semplicemente sfogo a istinti violenti e inutili di sopraffazione.
Le richieste di condanna ammontano a sei anni per uno dei vigilantes e quattro anni e mezzo per l'altro, entrambi accusati di omicidio preterintenzionale. Sebbene le pene siano consistenti, il pm ha comunque considerato le circostanze attenuanti e la provocazione della vittima come fattori che riducono la gravità rispetto alle possibili aggravanti. Secondo l'accusa, nulla giustificava un intervento così aggressivo da parte di chi avrebbe dovuto mantenere il controllo della situazione.
La Corte d'assise pronuncerà la sentenza il 2 aprile prossimo. Il caso rappresenta un momento di significativa tensione tra il diritto all'ordine pubblico e i limiti nell'uso della forza da parte di chi lavora nella sicurezza privata, sollevando interrogativi sugli standard di formazione e sulla responsabilità personale dei vigilantes nel corso delle loro mansioni quotidiane.