Gli italiani dovranno nuovamente regolare gli orologi nella notte tra il 28 e il 29 marzo, quando entrerà in vigore l'ora legale. Come accade da decenni, alle due del mattino gli orologi verranno spostati un'ora in avanti, segnando le tre. Questa operazione comporterà la perdita di sessanta minuti di sonno, ma compenserà con un'ora aggiuntiva di luce naturale durante le sere, un vantaggio significativo soprattutto in vista della stagione primaverile.

L'ora legale rimarrà attiva fino a domenica 25 ottobre 2026, quando scatterà il ritorno all'ora solare e gli orologi verranno riportati indietro. Durante questi sette mesi, i pomeriggi e le serate godranno di una luminosità prolungata, mentre le prime luci dell'alba continueranno a mancare. Sebbene questo cambio comporti dei disagi per il riposo notturno di molte persone, consente risparmi energetici considerevoli grazie all'utilizzo di meno illuminazione artificiale.

Non tutti gli orologi si adatteranno automaticamente al nuovo orario. Mentre smartphone, computer e molti dispositivi digitali provvederanno autonomamente all'aggiornamento, gli orologi tradizionali da polso e da parete richiederanno un intervento manuale. Sarà responsabilità di ognuno verificare e correggere manualmente gli strumenti che non posseggono la sincronizzazione automatica.

Da alcuni anni circola un acceso dibattito sulla possibilità di abolire completamente il cambio stagionale dell'ora. Una petizione sottoscritta da oltre 352.000 cittadini, promossa dalla Società Italiana di Medicina Ambientale e dall'associazione Consumerismo No profit, ha spinto la Commissione ambiente della Camera dei Deputati ad avviare un'indagine conoscitiva su questo tema. I risultati dovrebbero essere disponibili entro giugno, potenzialmente sfociando in una proposta normativa.

La questione centrale riguarda principalmente il risparmio energetico: l'adozione permanente dell'ora legale potrebbe far risparmiare circa 720 milioni di kilowatt-ora annui al Paese. Tuttavia, il dibattito coinvolge anche aspetti legati alla salute e al benessere della popolazione. Al momento il sistema rimane invariato, ma l'esito dell'indagine parlamentare potrebbe portare a cambiamenti significativi nel prossimo futuro.