Palazzo Chigi non cade, non è sotto assedio formale, ma è sottoposto a un giudizio sempre più severo da parte dei cittadini. Secondo i dati di Termometro Politico, il referendum sulla giustizia rappresenta un momento spartiacque nella percezione della maggioranza rispetto al governo di Giorgia Meloni. L'indagine, condotta su 3.000 persone tra il 24 e il 26 marzo subito dopo la consultazione referendaria, offre un quadro poco incoraggiante per l'esecutivo.
Il nodo centrale riguarda l'interpretazione del voto: il 52,8% degli intervistati legge la sconfitta referendaria come un verdetto diretto contro il governo, non come un semplice rifiuto della riforma sottoposta a ballottaggio. Solo il 28% attribuisce la disfatta al merito della proposta normativa, il che significa che il dibattito non si è svolto sul piano tecnico ma su quello politico più generale. Meloni ha costruito mesi di narrazione presentandosi come interprete autentica del Paese reale: oggi quello stesso Paese le risponde dicendo no.
I dati sulla fiducia personale nella presidente del Consiglio sono particolarmente preoccupanti. Il 52% degli italiani dichiara di non riporre alcuna fiducia in Meloni, mentre soltanto il 25,8% ne esprime molta. Non è un crollo repentino, ma l'allargamento di una distanza che tende a consolidarsi nel tempo. Dalla sede del governo si tenta di minimizzare, ricorrendo agli argomenti della fisiologia democratica e della necessità di comunicare meglio le proprie iniziative. Tuttavia, quando metà dell'opinione pubblica trasforma un voto referendario in una dichiarazione politica, il problema non è la chiarezza espositiva ma la credibilità stessa di chi governa.
Altri indicatori confermano il trend negativo. Il 36,7% pensa che nel breve termine non cambierà nulla sul piano formale, ma che il centrodestra emergerà comunque più debilitato dalla prova. È una dinamica tipicamente italiana: nessuna crisi costituzionale, nessuna perdita di fiducia parlamentare esplicita, ma un lento e costante ridimensionamento del peso politico. L'esecutivo continua a funzionare, tuttavia contando sempre un po' meno nelle scelte che contano.
Sulla scena internazionale emergono ulteriori elementi di debolezza. Il 47% degli italiani ritiene che la posizione governativa in Medio Oriente sia eccessivamente allineata agli interessi americani, e oltre il 54% sostiene che Israele condizioni sia la nostra politica estera che quella statunitense. Questi aspetti si aggiungono al quadro di erosione della credibilità. Fiducia ridotta, referendum perso per ragioni politiche, crescente sensazione di indebolimento, perplessità sulla gestione internazionale: tutti questi segnali puntano nella medesima direzione, non verso una crisi immediata ma verso un declino lento e graduale della forza dell'esecutivo.