Giorgia Meloni finisce sotto accusa per la sua gestione strategica del governo. A muovere la critica è Mario Monti, ex presidente del Consiglio e senatore a vita, che durante un'intervista nel programma Tagadà su La7 ha espresso un giudizio severo sulla leader di Fratelli d'Italia. Secondo Monti, pur riconoscendo a Meloni indiscutibili doti nella tattica politica, la presidente del Consiglio mostrerebbe gravi lacune quando si tratta di definire una visione d'insieme coerente e lungimirante per il Paese.
Le critiche arrivano in un momento particolarmente delicato per l'esecutivo. Nelle ultime settimane il governo ha incassato colpi significativi: la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia e le dimissioni di alcuni ministri hanno messo in evidenza le fragilità della maggioranza. È in questo contesto che Monti, che ha guidato il governo tecnico tra il 2011 e il 2012 dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, alza la voce sostenendo che Meloni ha dimostrato di essere "molto scarsa nella strategia e nella visione politica" durante i suoi diciotto mesi al governo.
Un capitolo importante della critica di Monti riguarda la politica estera, in particolare il rapporto che la presidente del Consiglio ha mantenuto con l'amministrazione Trump. Secondo l'ex premier, nonostante gli avvertimenti ricevuti da più parti negli ultimi mesi, Meloni non ha modificato il suo orientamento verso gli Stati Uniti e verso il presidente americano, mantenendo una posizione sostanzialmente invariata. Questo atteggiamento, a giudizio di Monti, rappresenterebbe un esempio concreto della mancanza di quella flessibilità strategica che caratterizza la vera leadership.
Le parole di Monti rimarcano la distanza tra il riconoscimento della capacità tattica di Meloni e il giudizio negativo sulla sua capacità di elaborare strategie complesse e adattive. Per Monti, la differenza tra saper muoversi abilmente nell'arena politica quotidiana e saper guidare il Paese verso obiettivi chiari e coerenti è cruciale, e proprio in quest'ultimo ambito la presidente del Consiglio mostrerebbe i suoi limiti più evidenti.