Un verdetto che accende il dibattito sulla libertà di parola in Finlandia. La Corte suprema del Paese ha condannato la parlamentare Päivi Räsänen, membro del partito dei Democratici Cristiani, per aver affermato che l'omosessualità rappresenta un "disturbo dello sviluppo". La sentenza, pronunciata con una maggioranza risicata di tre voti contro due, stabilisce che l'espressione rientra nel reato di incitamento all'odio. La sanzione economica ammonta a 1.800 euro, ma è il principio sancito dai magistrati a preoccupare maggiormente gli esponenti della coalizione di governo.
Le dichiarazioni incriminate risalgono a un opuscolo distribuito nel 2004, successivamente ripubblicato dalla parlamentare su Facebook nel 2019 e sul suo sito personale l'anno seguente. Sorprendentemente, Räsänen era stata prosciolta da tutte le accuse nei due gradi di giudizio precedenti, rendendo l'intervento della Corte suprema ancora più significativo dal punto di vista giuridico e politico.
La decisione ha immediatamente scatenato reazioni critiche all'interno dell'esecutivo. Riikka Purra, ministra delle Finanze, ha definito il pronunciamento come un "attacco grave alla libertà di espressione". Anche Leena Meri, responsabile del dicastero della Giustizia, ha annunciato l'intenzione di avviare una revisione del codice penale al fine di definire con maggiore chiarezza i confini legali tra espressione lecita e reato. L'obiettivo dichiarato è rendere la normativa più prevedibile e trasparente.
Il dibattito si è ulteriormente complicato quando il deputato Atte Kaleva ha sollevato questioni di coerenza applicativa della legge. Attraverso i social network, ha richiamato l'attenzione su dichiarazioni di un imam di Helsinki secondo cui la Shariah prevederebbe la pena di morte per gli atti omosessuali. Ha quindi domandato retoricamente se il pubblico ministero avrebbe avviato procedimenti analoghi in quel caso, evidenziando il rischio di un doppio standard giudiziario. Il Premier Petteri Orpo ha invece mantenuto un profilo basso, scegliendo il silenzio nel rispetto dell'indipendenza della magistratura.
Räsänen ha espresso shock per il verdetto e sta valutando l'ipotesi di ricorrere dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo, aprendo così la prospettiva di un contenzioso internazionale su un tema particolarmente sensibile dal punto di vista dei diritti civili e della libertà di parola.