Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha presentato una denuncia formale all'Organizzazione delle Nazioni Unite, rivolgendosi direttamente al Consiglio per i Diritti Umani di Ginevra attraverso una comunicazione video. L'accusa riguarda il bombardamento della scuola elementare Shajareh Tayyebeh nella città di Minab, che Teheran qualifica come "crimine di guerra deliberato" caratterizzato da "chiara intenzione genocida". Araghchi ha categoricamente respinto la possibilità che si tratti di un errore tattico da parte degli Stati Uniti, sostenendo invece che l'operazione sia stata condotta con piena consapevolezza e utilizzando sistemi d'arma di precisione militare avanzata.
Secondo la rappresentazione della delegazione iraniana, l'attacco rientra in una "guerra illegittima" iniziata il 28 febbraio scorso da Washington e Tel Aviv. Il ministro ha sottolineato come l'evento sia avvenuto mentre erano ancora attivi i negoziati diplomatici relativi al programma nucleare iraniano. Nel suo intervento, Araghchi ha enfatizzato l'inaccettabilità dell'accaduto, affermando che si tratta di un'azione calcolata che non può rimanere impunita o ignorata dalla comunità internazionale.
I dati presentati da Teheran superano le stime precedentemente diffuse dai funzionari iraniani stessi: il ministero riferisce 175 decessi complessivi, tra cui circa 110 bambini, un numero significativamente più elevato rispetto alle 168 vittime indicate inizialmente da altri responsabili. È importante sottolineare che tutte queste informazioni provengono esclusivamente da fonti ufficiali iraniane, e attualmente non è possibile ottenere verifiche indipendenti sul campo che confermino tali cifre.
Il quadro complessivo tracciato da Teheran dipinge uno scenario di vaste proporzioni: secondo la denuncia all'ONU, il conflitto avrebbe causato danni estesi a oltre 600 strutture scolastiche, con un bilancio che ammonterebbe a circa 1.000 tra studenti, insegnanti uccisi o feriti nei primi 27 giorni di ostilità. Araghchi ha inoltre segnalato attacchi ripetuti e sistematici contro strutture ospedaliere, ambulanze e infrastrutture critiche per la sopravvivenza della popolazione civile, dipingendo un quadro di una campagna militare indiscriminata contro il territorio iraniano.