La stagione cinematografica italiana continua a essere segnata dalle ripercussioni degli Oscar. Il grande blockbuster One battle after another, forte di sei statuette vinte nella notte più importante del cinema mondiale, ha trovato nuovo vigore al botteghino tornando in sala con rinnovato interesse del pubblico. Il film ha superato i 5,5 milioni di euro di incasso nel nostro paese e raggiunto quota 210,8 milioni globali. Nonostante lo stile travolgente e lo spettacolo garantito, l'opera mantiene una postura critica nei confronti della contemporaneità americana, offrendo ai spettatori una riflessione non banale insieme all'intrattenimento.
Il genere horror continua a offrire prospettive interessanti per chi cerca storie più cupe. Keeper, il sesto lungometraggio del regista Oz Perkins, presenta una visione inquietante e disturbante del cinema del terrore. Sebbene destinato a circolare prevalentemente nei circuiti specializzati piuttosto che nei grandi multiplex, il film costruisce una narrazione sofisticata attorno a una trappola narrativa ben architettata. La trama esplora temi di solitudine, ossessione e relazioni tossiche attraverso una lente estetica lugubre, con soluzioni registiche che disturbano consapevolmente lo spettatore, ricordando per certi versi il recente horror italiano The Well di Federico Zampaglione.
Ben più luminosa risulta la scoperta proveniente dall'Iraq. La torta del Presidente è l'esordio dietro la macchina da presa di Hasan Hadi, ex-montatore specializzato in cortometraggi. Il film è ambientato negli anni Novanta iracheni, prima della Guerra del Golfo, e racconta la storia di una bambina scelta tramite sorteggio scolastico per preparare una torta di compleanno destinata al dittatore Saddam Hussein. Un'usanza effettivamente praticata durante il regime, dove la popolazione era obbligata a celebrare il despota con regali forzosi. Il film segue l'avventura della protagonista insieme al suo gallo e a un piccolo delinquente nel tentativo di reperire gli ingredienti necessari. Attraverso questo racconto apparentemente semplice, Hadi miscela ricordi autobiografici con una ricostruzione sensibile del tessuto sociale dell'epoca, restituendo uno spaccato di libertà e speranza che permea sotterraneamente i periodi di oppressione autoritaria.
La rassegna internazionale di Bari porta in sala tre titoli di rilievo, a cominciare da produzioni dell'area mediorientale. A war on women è un documentario che affronta direttamente la realtà contemporanea iraniana, realizzato poco prima dell'escalation del conflitto attuale. L'opera si avvale della testimonianza diretta di sette donne che, guardando la telecamera con sguardo determinato, rompono il silenzio tipico dei regimi teocratici condividendo le proprie esperienze personali. Il film rappresenta un'occasione rara per ascoltare voci femminili che sfidano i limiti imposti dalla censura e dalla repressione politica, offrendo una prospettiva intima su questioni di libertà e diritti umani fondamentali che raramente trovano spazio nelle piattaforme mediatiche mainstream.