La spinta propulsiva generata dalla vittoria referendaria rischia di celare crepe significative all'interno del centrosinistra. Secondo la Supermedia di Youtrend diffusa il 26 marzo, il cosiddetto campo largo (Pd, M5S, Avs, Italia Viva e +Europa) raggiunge il 45,4 per cento delle intenzioni di voto, guadagnando lo 0,9 per cento rispetto alle tre settimane precedenti. Nel contempo, il centrodestra arretra dello 0,5 per cento, fermandosi al 44,6 per cento. Fratelli d'Italia, il principale partito della maggioranza, registra un calo dello 0,6 per cento e scende al 28,2 per cento. Il sorpasso risulta indubbiamente positivo per Elly Schlein, ma il contesto interno alla coalizione progressista presenta dinamiche tutt'altro che rassicuranti per la segretaria dem.

I numeri più critici emergono da un sondaggio condotto dall'istituto Izi per il quotidiano Domani. Quando si chiede agli elettori del centrosinistra chi dovrebbe guidare l'eventuale governo della coalizione, Giuseppe Conte si rivela il candidato preferito con il 36,1 per cento. La distanza si allarga ulteriormente quando il perimetro dei papabili si restringe a tre figure: Schlein, Conte e Silvia Salis, sindaca di Genova. In questo scenario ristretto, Conte balza al 42,6 per cento, consolidando il suo primato.

Ma c'è un dato ancora più sorprendente: indipendentemente dall'ampiezza della lista di candidati considerata, la prima cittadina genovese si piazza davanti alla leader dem. Un risultato che assume rilevanza politica significativa e che certamente non rientra negli scenari desiderabili da via Sant'Andrea. La questione delle primarie rimane comunque sul tavolo dei democratici, anche se Schlein ha tentato di ridimensionarla enfatizzando altre priorità organizzative e la necessità di non disperdere l'entusiasmo generato dalla mobilitazione referendaria.

L'ascesa di Conte nel consenso dell'area progressista riflette la crescita del Movimento 5 Stelle, che guadagna lo 0,8 per cento e consolida il suo ruolo di secondo pilastro della coalizione. Il Partito Democratico, pur in crescita, avanza più lentamente con un guadagno dello 0,2 per cento. Una forbice che racconta di un equilibrio interno alla sinistra sempre più precario e potenzialmente destabilizzante per gli assetti attuali della coalizione.