La riforma della polizia locale voluta dal governo Piantedosi affronta una nuova impasse parlamentare. Il disegno di legge delega, attualmente in esame presso la Commissione Affari costituzionali della Camera, mira a riorganizzare completamente la disciplina della polizia municipale: dall'equipaggiamento e la formazione degli agenti fino alle loro competenze operative e alle garanzie assicurative. Eppure, il provvedimento incontra resistenze significative e rischia di subire ulteriori rinvii prima della discussione in Aula prevista per il 27 aprile prossimo.

Al centro della controversia vi è una questione tecnica ma determinante: l'accesso dei vigili urbani al Ced, il Centro elaborazione dati della Polizia di Stato, che costituisce la spina dorsale delle attività investigative e operative delle forze dell'ordine. I vertici della pubblica sicurezza manifestano forti perplessità sull'estensione di questo accesso, in particolare per i comuni di piccole dimensioni ritenuti vulnerabili a possibili infiltrazioni mafiose. La riunione della Commissione di mercoledì scorso si è conclusa senza risolvere il nodo: il presidente Nazario Pagano ha chiesto alla relatrice Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d'Italia, di trovare rapidamente una soluzione agli emendamenti ancora sospesi.

La questione dell'accesso ai dati interforze rappresenta una delle storiche rivendicazioni della categoria dei vigili urbani, che si ripropone da decenni senza mai trovare soluzione definitiva. Negli ultimi anni sono emersi alcuni allargamenti delle banche dati sulla sicurezza, autorizzati dal decreto legge del 1993 e successivamente dal provvedimento del 2018, ma l'accesso alla banca dati principale rimane tradizionalmente riservato agli ufficiali di polizia giudiziaria e ai soggetti qualificati della pubblica sicurezza.

I tentativi di riforma della polizia locale non sono novità: in tutte le precedenti legislature sono state avanzate proposte analoghe, che però non hanno mai raggiunto l'approvazione definitiva. Questa volta, nonostante l'impegno politico assunto dalla maggioranza, la strada rimane tortuosa. La sfida per Montaruli è mediare tra due posizioni inconciliabili: le aspettative della categoria dei vigili, che chiedono pari accesso alle informazioni per svolgere meglio il proprio lavoro, e i timori legittimi della Polizia, preoccupata che dati sensibili possano finire in mani sbagliate nelle aree ad alto rischio di criminalità organizzata.