Silvia Salis non molla l'idea di una candidatura alla presidenza del Consiglio. Sabato scorso il quotidiano Il Fatto Quotidiano ha riportato le sue parole: qualora le venisse proposto di candidarsi come alternativa alla premier Meloni, la sindaca di Genova ha affermato che la considererebbe seriamente. Un'ambizione che affonda le radici nei primi mesi della sua amministrazione genovese, quando ambienti renziani e circoli romani aveva già iniziato a proiettarla verso ruoli ben più importanti di quello municipale. Una visione che l'entourage della sindaca continua a coltivare con insistenza, ribadendola con costanza quasi ossessiva.

Ma su quali fondamenta poggia realmente questo progetto? Gli osservatori locali non riescono a individurarne di solide. Prima di approdare a Genova, Salis non vanta un curriculum politico rilevante né competenze specifiche in ambito economico o urbanistico degne di nota. Il suo background professionale è legato principalmente alla gestione del Coni, l'ente sportivo italiano, dove ha occupato ruoli dirigenziali. Un'esperienza amministrativa che, secondo gli analisti, non costituisce una base particolarmente robusta per aspirare alla guida del governo nazionale.

I comunicatori che operano intorno alla sindaca, inclusi figure come il figlio di Concita De Gregorio, lavorano per costruire intorno a Salis una narrativa che ne enfatizzi i successi amministrativi. Il racconto prevalente celebra la sua vittoria a Genova come una vittoria contro la destra del precedente sindaco Marco Bucci, ora presidente della Regione Liguria. Tuttavia, secondo gli analisti, questa narrazione risulta parziale: l'elettorato genovese aveva già votato contro Bucci alle elezioni regionali, e la sua successiva vittoria fu determinata principalmente dal supporto della coalizione di centrodestra ligure guidata da Claudio Scajola. In Campania circola la voce di un "Patto della genovese" che avrebbe garantito successi amministrativi grazie a una combinazione di appeal personale e alleanze nel Campo Largo, ma i risultati rimangono contraddittori: nella stessa regione Liguria, la coalizione di centrosinistra ha perso le regionali contro una destra già indebolita da scandali corruttivi, con Giovanni Toti agli arresti per corruzione.

Salis rappresenterebbe, secondo questa lettura, un'ennesima declinazione della cosiddetta Terza Via: quella strategia politica che i teorici progressisti centrati su Blair, Clinton e renziani italiani credono possa vincere adottando posture conservatrici. Le somiglianze tra la sindaca e la premier Meloni non sarebbero casuali in questa prospettiva, dal profilo mediatico all'approccio comunicativo. Tuttavia, i recenti errori amministrativi stanno erodendo il consenso iniziale di cui Salis godeva presso l'elettorato genovese, mettendo in discussione sia la solidità della sua amministrazione locale sia la credibilità di un eventuale progetto di ascesa nazionale.