Un uomo di Pozzallo ha vissuto sulla sua pelle il paradosso del sistema sanitario siciliano: invitato a sottoporsi a screening preventivo per il tumore al colon-retto, ha ricevuto un esito che avrebbe dovuto attivare gli allarmi della medicina. Il 17 marzo scorso, durante il terzo prelievo del programma di screening promosso dall'Asp di Ragusa, è emersa la presenza di sangue occulto nelle feci, un indicatore che richiede una diagnosi immediata tramite colonscopia. Il suo medico curante non ha perso tempo: il giorno successivo, 18 marzo, ha emesso un'impegnativa con priorità assoluta, prescrivendo l'esame entro dieci giorni. La sanità pubblica, però, ha risposto diversamente: la prenotazione è stata fissata per il 12 febbraio 2027, vale a dire oltre undici mesi dopo la richiesta.
La denuncia è arrivata da Rete Civica Articolo 32, con il presidente Rosario Gugliotta in prima linea. L'associazione non ha usato mezzi termini: «Viene spontaneo chiedersi a che cosa servano gli screening di massa e le campagne dedicate alla prevenzione, se poi ci si ritrova con liste d'attesa praticamente infinite persino davanti a situazioni di emergenza conclamata», ha sottolineato la rete civica. Il punto cruciale non è solo una questione organizzativa, bensì clinica: un'attesa di questo genere trasforma quella che dovrebbe essere una diagnosi precoce in una diagnosi che rischia di arrivare troppo tardi, compromettendo in modo potenzialmente irreversibile le possibilità di cura.
L'Asp 7 di Ragusa ha tuttavia contestato la ricostruzione dei fatti. L'azienda sanitaria provinciale ha affermato con nettezza che il caso non rientra nel programma di screening oncologico aziendale per il tumore al colon-retto. La motivazione addotta è tecnica: il campione processato nel sistema standard è uno solo, mentre nella vicenda denunciata si fa riferimento a tre prelievi distinti. Ciò, secondo l'Asp, dimostra che l'accertamento sarebbe stato effettuato al di fuori delle procedure previste dall'azienda. La questione rimane aperta e tocca un nervo scoperto della sanità regionale: la capacità di dare risposte tempestive nei casi in cui il tempo è davvero cruciale.
Pozzallo, città della provincia di Ragusa situata di fronte a Malta e secondo porto siciliano per gli sbarchi di migranti dopo Lampedusa, diventa così la cornice di una vicenda che rispecchia criticità ben più ampie. Il cittadino che ha denunciato il problema attraverso la rete civica ha fatto esattamente quello che il sistema sanitario gli chiedeva: partecipare a una campagna di prevenzione. Eppure si è trovato intrappolato in una lista d'attesa che mina l'intero senso della medicina preventiva. Rimane da chiarire come il sistema intenda risolvere questi colli di bottiglia, soprattutto quando la vita dei pazienti potrebbe davvero esserne in gioco.