Giuseppe Conte ha commentato con tono trionfale i risultati delle elezioni ungheresi, interpretandoli come una débâcle per l'intero schieramento politico dell'estrema destra europea. Nel corso della presentazione del suo libro 'Una nuova primavera' presso il Tempio di Adriano a Roma, l'ex presidente del Consiglio ha sottolineato come diversi leader internazionali e nazionali si siano esposti a favore della continuità del governo di Viktor Orbán, finendo per trovarsi dalla parte dei perdenti.

Secondo Conte, il risultato ungherese rappresenterebbe un arretramento significativo della linea politica delle forze populiste e sovraniste di destra. Nel suo intervento, l'esponente del Movimento 5 Stelle ha esplicitamente citato il premier israeliano Benyamin Netanyahu insieme ai politici italiani Matteo Salvini e Giorgia Meloni, accusandoli di aver cercato di interferire negli affari elettorali ungheresi sostenendo l'esecutivo orbaniano.

Le dichiarazioni di Conte riflettono una visione progressista secondo cui il voto in Ungheria rappresenterebbe un segnale di riflusso nei confronti dei movimenti politici nazionalisti e conservatori che hanno guadagnato visibilità negli ultimi anni. L'ex premier ha voluto enfatizzare come persino coloro che si erano schierati apertamente al fianco del governo ungherese abbiano dovuto registrare una sconfitta, configurando il risultato come una débâcle collettiva dell'ala destra dello spettro politico europeo.

La tempistica del commento, legato alla presentazione di un nuovo libro di Conte incentrato su una prospettiva riformista per il Paese, suggerisce una strategia comunicativa volta a posizionare il Movimento 5 Stelle e la sinistra italiana come forze alternative alle politiche ritenute estremiste. Il gesto di celebrare pubblicamente la sconfitta di alleati politici contrapposti si inserisce in una più ampia narrazione di contrasto ideologico tra diverse concezioni della governance europea e nazionale.