La Juventus ha ritrovato fiducia e ossigeno nella corsa europea. Dopo il pareggio rocambolesco all'Olimpico contro la Roma – quando tutto sembrava perduto sul 2-0 – e il successivo travolgente 4-0 al Pisa, la compagine bianconera rimane in corsa per il quarto posto. Una missione tutt'altro che scontata, ma adesso concretamente alla portata dei ragazzi di Spalletti, che dovranno compiere una rimonta di sette lunghezze sui giallorossi nelle dieci giornate rimanenti.
Nella battaglia per conquistare l'accesso alla prossima Champions League, il tecnico bianconero punta su due pedine offensive fondamentali. Kenan Yildiz ha ritrovato il gol nel successo contro i toscani, confermando di essere tornato nel migliore stato di forma. Ancora più decisivo potrebbe rivelarsi il ritorno di Dusan Vlahovic, il quale dovrebbe finalmente presentarsi fra i titolari nel prossimo impegno di sabato a Udine. Lo storico attaccante serbo, che finora ha contribuito solo con tre marcature in campionato, rappresenta il vero nodo critico della stagione bianconera: in 28 partite, i numeri dell'intera catena offensiva evocano preoccupazione, con appena nove gol totali, una miseria per una società che ambisce a dominare in Italia.
La questione Vlahovic, tuttavia, va ben oltre i semplici dati statistici. L'intesa mai sbocciata fra il numero nove e l'ambiente juventino potrebbe trasformarsi in una separazione già nei prossimi mesi. Ad oggi, il giocatore viene frequentemente relegato in panchina, e non è da escludere che la dirigenza bianconera studi soluzioni alternative nel mercato estivo. Spalletti, nel frattempo, sta sperimentando schemi alternativi: l'ipotesi di impiegare Yildiz nel ruolo di centravanti con Conceiçao e Boga ai fianchi rappresenta un'opzione che ha dato riscontri interessanti. Completamente sparito dai radar Jean-Marie Openda, il quale non ha mai realmente inciso sulla gestione dei bianconeri.
Ma il cambio di rotta potrebbe avvenire con un'inversione di tendenza nelle prestazioni di Vlahovic. Se il serbo tornasse a esprimere la qualità mostrata prima del trasferimento a Torino, gli scenari potrebbero rivoluzionarsi: la società eviterebbe investimenti onerosi per un nuovo attaccante, il giocatore avrebbe l'occasione di rilanciare la propria carriera sotto la guida di un allenatore che può valorizzarne le doti da finalizzatore, e probabilmente entrambe le parti ripenserebbero la continuazione del rapporto. I tempi e i margini per una riconciliazione esistono: basterebbero dieci partite alla massima espressione, accompagnate dall'accettazione di un contratto da sei milioni annui più bonus.