Lo scenario geopolitico si complica ulteriormente. Secondo quanto riportano fonti dell'intelligence statunitense, l'amministrazione Trump sta seriamente considerando il lancio di una missione militare terrestre in Iran con un obiettivo molto specifico: mettere in sicurezza o neutralizzare circa 450 chilogrammi di uranio altamente arricchito conservato presso il sito nucleare di Isfahan. Una prospettiva che il presidente americano aveva categoricamente escluso all'inizio del conflitto, ma sulla quale ha recentemente manifestato disponibilità, affermando in una dichiarazione di due giorni fa che si tratta di un'azione "che potremmo intraprendere in futuro, al momento no".
La preoccupazione principale degli analisti di sicurezza americana riguarda il fatto che il materiale nucleare potrebbe cadere nelle mani delle autorità iraniane o, ancora più pericolosamente, di gruppi estremisti. L'uranio attualmente immagazzinato ha raggiunto un livello di arricchimento del 60%, ancora distante dal 90% necessario per la costruzione di un'arma nucleare funzionante, ma comunque un materiale di straordinaria importanza strategica. I bombardamenti americani condotti finora, incluso quello dello scorso giugno, non hanno intaccato queste riserve.
Tra le opzioni operative in discussione presso il Pentagono figura il coinvolgimento della Delta Force, l'unità d'élite statunitense specializzata in operazioni di contenimento e neutralizzazione di armi di distruzione di massa. Secondo esperti militari e fonti informate, il Comando centrale americano conserva da anni piani dettagliati per incursioni negli impianti nucleari iraniani, costantemente aggiornati e affinati. La Delta Force dispone già di protocolli specifici per missioni "anti-Wmd", il cui mandato includerebbe l'intervento mirato al recupero del materiale nucleare e alla disattivazione delle centrifughe.
L'intelligence americana mantiene una sorveglianza costante sul complesso di Isfahan e dichiara di essere in grado di monitorare qualsiasi tentativo iraniano di spostamento del materiale arricchito. Il negoziatore presidenziale Steve Witkoff, figura chiave durante i recenti round di colloqui, ha riferito che i rappresentanti di Teheran si sarebbero vantati di possedere combustibile nucleare sufficiente per fabbricare undici testate. Non è escluso che la minaccia stessa di un'operazione terrestre possa costituire leva negoziale sufficiente a indurre l'Iran a cedere le scorte nucleari in cambio del termine delle ostilità.
L'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha comunicato mercoledì che, sebbene alcuni edifici periferici del sito nucleare mostrino tracce di danneggiamento, le strutture contenenti il materiale nucleare risultano intatte e non sussiste alcun rischio di dispersione radioattiva. Tale asseverazione non ha tuttavia placato le inquietudini della comunità intelligence occidentale riguardante la sicurezza del arsenale nucleare iraniano nel contesto di un conflitto in corso.