Mirandolina rappresenta uno dei personaggi più affascinanti della storia teatrale italiana. Nel corso dei decenni, la protagonista della celebre commedia di Carlo Goldoni è stata descritta con attributi variegati: seduttrice, adulatrice, consapevole manipolatrice dei propri mezzi. Eppure il suo valore risiede in qualcosa di più profondo: incarna una figura letteraria quasi perfetta, capace di ispirare registi e attrici di ogni generazione. Nel corso del Novecento, il personaggio è diventato un modello per molte giovani interpreti che ne hanno ereditato l'astuzia, la capacità di seduzione strategica e quella particolare abilità di muoversi negli equilibri amorosi. La vera essenza di Mirandolina, tuttavia, non consiste nell'amore stesso bensì nella scelta consapevole di utilizzare il tempo per rivendicare i diritti delle donne, riconoscendo che l'amore spesso si dissolve nella falsità.

La riscrittura contemporanea proposta da Carina Carr affonda le radici in questa consapevolezza critica. La drammaturga irlandese, molto apprezzata nel panorama anglosassone e pubblicata in Italia da Einaudi con le opere "iGirl" ed "Ecuba", ha scelto di reinterpretare il testo goldoniano sotto la guida dramaturgica di Monica Capuani, traduttrice e drammaturga del Teatro Stabile del Veneto che ne è anche produttore. La figura del dramaturg, professione sempre più diffusa nei paesi di lingua germanica e anglosassone, richiede competenze specifiche di scrittura e una profonda comprensione della drammaturgia: non si tratta di un ruolo improvvisabile. Tra i dramaturgi più celebri della storia ricordiamo Heiner Müller, collaboratore di Bertolt Brecht, e Jean-Claude Carrière, che lavorò a fianco di Peter Brook.

La nuova Mirandolina si presenta come una rielaborazione piuttosto audace rispetto alle versioni precedenti. In Italia, la stagione 1971-72 aveva visto Mario Missiroli proporre una versione ambientata in una locanda decadente, frequentata da personaggi loschi, mantenendo però fedeltà al testo originario. Più recentemente, Antonio Latella ha realizzato un'operazione simile, altrettanto rispettosa della drammaturgia goldoniana, con Sonia Bergamasco nel ruolo principale. La versione di Carr rappresenta un passo ulteriore verso una reinterpretazione che celebra l'intelligenza femminile come strumento di riscatto e autodeterminazione.

Ciò che rende attuale questa rilettura è la capacità di collegare Mirandolina a figure letterarie più contemporanee. Pensiamo a Laide del romanzo "Un amore" di Dino Buzzati o a Cecilia protagonista della "Noia" di Alberto Moravia: come Mirandolina, questi personaggi femminili incarnano il disagio morale di un'intera società e la stanchezza che ne consegue. È proprio questa spossatezza culturale e spirituale che sembra aver guidato la riscrittura della Carr, suggerendo che la battaglia di Mirandolina per l'autonomia e il riconoscimento dei diritti femminili rimane straordinariamente rilevante anche oggi, a più di due secoli di distanza dalla creazione originale.