Una storia che mette a nudo le contraddizioni del sistema scolastico italiano: Caterina Giacalone, docente di italiano e storia presso una scuola media di Alessandria, ha superato brillantemente il concorso nazionale Pnrr2 nel 2025 che rappresentava la possibilità di trasformare il suo precariato in una posizione stabile. Tuttavia, l'insegnante si è trovata di fronte a un ostacolo inaspettato. Con una gravidanza classificata come a rischio, ha chiesto di rinviare il percorso di abilitazione all'insegnamento che è prerequisito indispensabile per il conferimento del ruolo definitivo. La risposta della burocrazia scolastica è stata netta: la normativa attualmente vigente non consente posticipi per motivi di maternità.
La situazione ha spinto Giacalone a rivolgere un appello diretto al governo italiano. Con una lettera indirizzata alla presidente Giorgia Meloni, al ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara e al ministro dell'Università Anna Maria Bernini, l'insegnante ha articolato un ragionamento che va oltre la sua situazione personale. «Non cerco eccezioni, spiega nella missiva, ma il riconoscimento dei diritti fondamentali di una madre e di suo figlio. Se non completo l'abilitazione non ottengo il ruolo permanente, ma se abbandono mio figlio nei primi mesi di vita, chi ne avrà cura?». La docente ha poi allargato lo sguardo alle implicazioni nazionali, sottolineando come l'Italia, paese europeo con i tassi di natalità più bassi del continente, non possa permettersi di mettere insegnanti di qualità nella posizione di rinunciare alla genitorialità.
La reazione del ministro Valditara non si è fatta attendere. Il responsabile del dicastero dell'Istruzione ha fornito una risposta che getta luce su una questione più ampia: ha rivelato che durante i due precedenti cicli concorsuali gestiti dal Pnrr (nel 2023 e 2024), i dipartimenti ministeriali avevano già impartito direttive chiare alle università e agli uffici scolastici regionali affinché consentissero l'iscrizione ai percorsi di abilitazione con possibilità di differire la frequenza ai corsi nell'anno accademico successivo in caso di maternità oppure altre situazioni che rendessero impossibile la partecipazione regolare, compresa la presenza di neonati o bambini in prima infanzia.
La dichiarazione di Valditara contiene anche un rassicuramento diretto verso la professoressa alessandrina, suggerendo che la questione stessa rappresenti un elemento su cui il ministero sta operando. Dietro questa vicenda emerge una tensione strutturale nel sistema dell'istruzione italiano: da un lato l'urgenza di regolarizzare i precari attraverso percorsi concorsuali, dall'altro l'incapacità dei meccanismi amministrativi di contemplare le variabili biologiche e familiari della vita reale dei docenti. Il caso di Caterina Giacalone incarna un paradosso contemporaneo: una nazione che lamenta il calo demografico ma che fatica a proteggere coloro che, nonostante tutto, decidono di diventare genitori pur lottando per stabilità professionale.