Un momento decisivo per la lotta ai cambiamenti climatici si consuma domani mattina nei tribunali di Strasburgo. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo emetterà verdetti su tre cause monumentali che sfidano l'adeguatezza delle politiche ambientali europee. Tra i protagonisti ci sarà anche Greta Thunberg, venuta a testimoniare il momento storico. Al centro della battaglia legale vi sono sei giovani portoghesi, uniti da legami familiari, che hanno intentato causa contro 32 nazioni europee accusandole di violazione dei diritti umani attraverso l'inadeguatezza della loro risposta alla crisi climatica.
Il ricorso principale, denominato "Duarte Agostinho contro Portogallo e altri 31 Stati", rappresenta il primo caso di questo genere mai presentato davanti alla massima corte europea per i diritti umani. La Grande Camera si esprimerà anche su altre due cause parallele: quella promossa da 170 donne svizzere ultrasettantenni, ormai note come le "nonne per il clima", e quella dell'europarlamentare francese Daniéle Carême. Mai prima d'ora un tribunale ha affrontato una questione che coinvolgeva così numerosi Stati convenuti nel medesimo procedimento.
La denuncia dei giovani ricorrenti affonda le radici in eventi tragici. Nel giugno 2017 il Portogallo fu devastato da quattro incendi che provocarono 64 vittime e oltre 250 feriti. Pochi mesi dopo, in ottobre, nuovi roghi portarono il bilancio complessivo a superare le mille morti. Secondo i ricorrenti, questi disastri rappresentano conseguenze dirette del riscaldamento globale. "Sappiamo che le temperature continueranno a salire quasi fino ai 4 gradi centigradi nel corso della nostra vita", denuncia Catarina dos Santos Mota, ventisei anni. "In Portogallo stiamo già affrontando effetti devastanti con un aumento di poco superiore a un grado. Quale futuro ci aspetta?", aggiunge Sofia dos Santos Oliveira, diciotto anni.
I governi convenuti hanno tentato di far archiviare il procedimento, sostenendo che i ricorrenti non fossero direttamente colpiti dalle conseguenze estreme del riscaldamento e che le loro preoccupazioni fossero meramente speculative. Tuttavia, i sei ricorrenti mantengono fermezza nella loro posizione, insistendo sulla necessità di pensare al domani: "Fra tre decenni cosa avremo combinato?" è l'interrogativo ricorrente nei loro interventi.
Le sentenze di domani avranno implicazioni geopolitiche senza precedenti. Se i ricorrenti dovessero prevalere, la decisione della Corte acquisterebbe valore vincolante a livello di trattato europeo, costringendo i 32 Stati a implementare azioni climatiche drastiche e immediate. Ciò comporterebbe obblighi legali di riduzione accelerata delle emissioni e trasformazioni profonde delle politiche energetiche nazionali. La comunità internazionale attende con attenzione l'esito di questo processo che potrebbe rappresentare il punto di non ritorno nella responsabilizzazione legale dei governi sulla crisi ambientale.