La vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026 con il brano "Per sempre sì" continua a generare polemiche. Lo scorso marzo il critico musicale Aldo Cazzullo aveva definito la canzone come "colonna sonora di un matrimonio della camorra", scatenando una reazione compatta dall'entourage dell'artista napoletano. Oggi la situazione si fa più tesa, con gli avvocati che preannunciano il coinvolgimento delle autorità.
A prendere la parola è stato innanzitutto l'avvocato Angelo Pisani, fondatore del progetto antiviolenza 1523.it. Secondo Pisani, le parole di Cazzullo superano i confini della legittima critica musicale per entrare nel territorio dello stereotipo offensivo e della discriminazione territoriale. "La libertà di stampa è sacrosanta, ma non deve trasformarsi in una carta bianca per insultare o discriminare sulla base dell'origine geografica," ha dichiarato il legale, annunciando la presentazione di un esposto alle autorità competenti. Pisani ha inoltre richiesto l'intervento dell'Ordine dei Giornalisti, invitandoli a valutare il rispetto dei codici deontologici della professione.
Ancor più duro il tono dell'avvocato di Da Vinci, Carlo Claps. Secondo il legale, l'artista accetterebbe con consapevolezza che la sua opera possa non essere gradita al pubblico, ma evidenzia una linea netta tra la critica severa e il vero attacco personale. "Equiparare una canzone napoletana a qualcosa di nocivo, addirittura dannoso, non rappresenta un'analisi critica consapevole: è discriminazione pura," ha affermato Claps. L'avvocato ha esplicitamente confermato che non esclude procedimenti legali nel caso le dichiarazioni offensive dovessero proseguire o qualora emergessero i presupposti per accuse di diffamazione.
Cazzullo ha replicato alle accuse rivendicando la propria libertà di opinione. Intervenendo durante una trasmissione televisiva, il giornalista ha ribadito il suo diritto di esprimere giudizi critici su qualsiasi opera artistica, sottolineando come questa facoltà rappresenti uno dei pilastri della libertà di stampa.
La vicenda pone in luce una tensione ricorrente nel dibattito pubblico italiano: il confine tra il diritto alla critica e il dovere di evitare generalizzazioni che rinforzano stereotipi territoriali. Nei prossimi giorni si attendono sviluppi circa la presentazione dell'esposto e la possibile risposta dell'Ordine dei Giornalisti.