Una marea di attiviste ha presidato questa mattina davanti al Palazzo di giustizia Bruno Caccia di Torino per contrastare il ddl Bongiorno in materia di reato di violenza sessuale. L'assembramento, che ha riunito più di cento persone, rientra nelle manifestazioni indette da Non Una di Meno in occasione della Festa della donna dell'8 marzo. L'iniziativa tocca un nervo scoperto: il provvedimento legislative dovrebbe approdare in Senato nei giorni attorno all'8 aprile.
Secondo le attiviste, la riforma rappresenterebbe un passo pericoloso indietro nella tutela delle vittime di abusi. In particolare, il movimento denuncia come il testo normativo trasferisca sulle donne l'onere di provare il diniego al rapporto sessuale. "Dovremmo dimostrare di aver detto no chiaramente, di aver urlato, di aver opposto resistenza fisica e di avere segni evidenti sul corpo", spiega Chiara, portavoce di Non Una di Meno. Una testimonianza che illustra come la norma inciderebbe profondamente sulla dignità processuale delle vittime.
Il movimento sottolinea inoltre come il ddl rischierebbe di aggravare ulteriormente un quadro già drammatico. "Oggi i tassi di denuncia sono incredibilmente bassi rispetto alla realtà sommersa della violenza di genere", prosegue Chiara. Una legge più restrittiva dissuaderebbe molte donne dal sporgere querela, proprio perché affrontare un tribunale dove devono provare di aver detto 'no' rappresenterebbe una vittimizzazione secondaria.
Per il movimento femminista, il disegno di legge in questione costituisce un vero e proprio arretramento normativo che minaccia di erodere la credibilità di chi subisce violenza mentre protegge di fatto chi la perpetra. Non Una di Meno ha scelto di fare dell'8 marzo non soltanto una celebrazione, ma un momento di mobilitazione concreta contro una riforma che, a loro avviso, compromette i diritti fondamentali delle donne nel contesto della giustizia penale.