Durante la Giornata internazionale della donna, il movimento femminista Non una di meno ha mobilitato militanti in piazza a Torino, Milano, Roma, Bologna, Napoli, Firenze, Genova e Palermo con una serie di iniziative che si sono protratte per un intero fine settimana. Il culmine delle manifestazioni si è raggiunto con lo sciopero transfemminista, durante il quale gli attivisti hanno scandito il messaggio centrale della protesta: «Questo governo non ci rappresenta». Le marce e gli sit-in hanno occupato spazi pubblici in diverse città italiane, articolando rivendicazioni che hanno spaziato su molteplici temi politici e sociali.
La particolarità della contestazione risiede nel fatto che i manifestanti si oppongono a un esecutivo guidato da una donna, la premier Giorgia Meloni, primo caso nella storia della Repubblica italiana. Durante i cortei sono emerse critiche specifiche, tra cui quella rivolta al disegno di legge Bongiorno sulla violenza di genere, ritenuto dai manifestanti insufficiente rispetto alle aspettative. L'onorevole Laura Boldrini del Partito democratico, intervenendo dal corteo romano, ha accusato il governo di «contrastare sistematicamente qualsiasi iniziativa dell'opposizione orientata verso l'uguaglianza sostanziale».
Sul fronte dei numeri economici, i dati dell'occupazione femminile mostrano una crescita significativa, con i livelli attuali che rappresentano il massimo storico nazionale. L'amministrazione ha enfatizzato gli sforzi per migliorare le condizioni lavorative delle donne, ribadendo l'impegno affinché nessuna donna sia costretta a rinunciare a lavoro, famiglia e realizzazione personale. Parallelamente, sono in corso interventi per contrastare la violenza di genere, un ambito dove il governo sostiene di stare operando concretamente.
La mobilitazione ha incluso episodi controversi: durante le manifestazioni a Milano sono stati danneggiati i giardini intitolati a Indro Montanelli, mentre presso l'ufficio della senatrice leghista Alessandra Riccò, promotrice della normativa sulla violenza, sono stati depositati rifiuti come forma di protesta. Gli slogan scanditi nei cortei hanno talvolta assunto toni personali e critici verso la figura della premier, non limitandosi alle questioni programmatiche ma estendendosi a valutazioni sulla sua condotta di madre e donna.
La questione sottolinea una frattura semantica nel dibattito femminista nazionale: da un lato le organizzatrici sostengono che l'orientamento politico dell'esecutivo non rispecchia i valori del movimento femminista; dall'altro, osservatori critici rilevano come la semplice presenza di una donna al vertice dell'esecutivo rappresenterebbe una smentita rispetto agli assunti patriarcali storicamente denunciati dalle stesse organizzazioni. Il weekend di proteste incarna così il contrasto tra diverse concezioni della rappresentanza femminile nelle istituzioni italiane.