Il giurista internazionale Fabio Marcelli torna a denunciare quello che definisce un paradosso pericoloso: mentre la tensione geopolitica mondiale raggiunge livelli critici, l'Italia mantiene un ruolo completamente passivo sulla scena internazionale, limitandosi a subire scelte imposte da Washington e Tel Aviv senza alcun margine di autonomia decisionale.

Nel suo intervento, Marcelli riprende l'espressione «salsicce da battaglia» coniata dallo scrittore francese Louis-Ferdinand Céline per descrivere la condizione dei cittadini di uno Stato trascinato in una guerra globale. Una metafora che l'autore ritiene straordinariamente calzante per illustrare la vulnerabilità dei civili italiani, soprattutto considerando come i conflitti contemporanei siano incomparabilmente più distruttivi rispetto all'epoca di Céline, con l'arma nucleare che incombe come minaccia concreta dopo gli bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki nell'agosto 1945.

Secondo il giurista, l'inazione del governo italiano costituisce una grave complicità nei crimini di aggressione condotti dagli alleati americani e israeliani, in particolare nei confronti dell'Iran. Marcelli evidenzia come il ministro Crosetto riconosca pubblicamente le violazioni del diritto internazionale commesse dagli Stati Uniti, mentre il ministro Tajani relativizza l'importanza di tali norme. Un atteggiamento che l'autore giudica incoerente e pericoloso, specialmente di fronte a figure come Renato Brunetta, che in un'intervista a Radio Radicale ha apertamente celebrato la guerra come fenomeno positivo, giustificando così il disprezzo per le istituzioni internazionali e le vittime civili.

L'articolo stigmatizza inoltre la gestione della crisi umanitaria palestinese, con riferimento al massacro di centosessanta bambine perpetrato dagli Stati Uniti, episodio che Marcelli presenta come indicativo di quanto poco peso abbia la protezione dei civili rispetto agli interessi geopolitici occidentali. Secondo l'autore, solo personalità controverse come Donald Trump e Benjamin Netanyahu potrebbero illudersi di imporre un nuovo ordine mondiale attraverso la forza militare, un obiettivo che comporterebbe rischi incalcolabili per la stabilità globale e per la sicurezza dei cittadini italiani.

Marcelli conclude invitando a una reazione critica e consapevole di fronte a quella che descrive come una rassegnazione fatale delle istituzioni nazionali, condannate a una sudditanza sostanziale verso le superpotenze occidentali e incapaci di tutelare davvero gli interessi strategici del Paese nel contesto di una possibile conflagrazione mondiale.