Le operazioni aeree lanciate da Israele contro i depositi di carburante iraniani nel fine settimana hanno generato una frattura diplomatica con Washington, secondo quanto riportato da fonti citate dall'agenzia Axios. L'amministrazione americana sostiene che i raid hanno oltrepassato le linee rosse concordate, provocando una situazione di sorpresa e disapprovazione negli ambienti governativi statunitensi. Le preoccupazioni della Casa Bianca si concentrano sulle potenziali conseguenze destabilizzanti: una mobilitazione della popolazione iraniana intorno al regime e un possibile rialzo dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali.

La portata dell'operazione militare è stata notevole: la Israeli Air Force ha colpito circa trenta impianti di stoccaggio carburante distribuiti in diverse aree critiche del territorio iraniano, incluse Teheran e Isfahan. Quest'ultima città ospita una struttura nucleare di primaria importanza, secondo le informazioni dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, dove sarebbero conservate decine di chilogrammi di uranio arricchito al 90 per cento. Il comando militare israeliano ha ufficialmente confermato l'operazione descrivendola come un'"ondata di attacchi su larga scala" rivolta contro le infrastrutture del governo iraniano.

A fronte di questa situazione, il portavoce delle Forze di Difesa israeliane Nadav Shoshani ha respinto le critiche americane durante una conferenza stampa, sottolineando che gli impianti petroliferi rappresentano legittimi obiettivi militari e che il coordinamento con l'esercito statunitense rimane costante. Tuttavia, le dichiarazioni ufficiali non sembrano calmare le tensioni sotterranee tra i due alleati.

Indizio significativo di queste frizioni è il rinvio della visita programmata a Gerusalemme di Steve Witkoff, inviato speciale della presidenza, e Jared Kushner, genero di Donald Trump. La missione, prevista per la giornata di martedì, avrebbe dovuto includere incontri con il primo ministro Benjamin Netanyahu. Sebbene le autorità israeliane non abbiano ancora confermato ufficialmente il rinvio, la notizia diffusa dal portale Haaretz suggerisce un cambio di programma legato alle tensioni emerse in seguito ai bombardamenti.