Un esordio travagliato per la piattaforma Carta docente, rimasta bloccata in manutenzione fino a mezzogiorno e successivamente crollata sotto il peso degli accessi simultanei di migliaia di insegnanti. A partire dalle 12:01, il sistema ha iniziato a registrare lunghe code digitali, con tempi di attesa superiori agli otto minuti e messaggi di carico eccessivo comparsi sui browser dei docenti.

L'avvio odierno rappresenta il culmine di un percorso complicato iniziato lo scorso settembre. Il ritardo è stato attribuito sia all'allargamento della platea di beneficiari che a rallentamenti burocratici del Ministero dell'Economia. Gli insegnanti di ruolo e con contratto a tempo determinato speravano finalmente di accedere ai 383 euro destinati alla formazione professionale, acquisto di libri, biglietti per eventi culturali o dispositivi informatici. Una cifra inferiore di 117 euro rispetto agli anni precedenti.

Per molti docenti, la frustrazione si è trasformata in smarrimento. Oltre ai disagi tecnici di connessione, alcuni hanno ricevuto messaggi d'errore recanti la dicitura "Utente non abilitato alla creazione di buoni", apparsi senza alcuna spiegazione nei sistemi interessati. Una situazione che ha trasformato quello che doveva essere un lunedì ordinario in una vera e propria odissea amministrativa per il corpo insegnante italiano.

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Matteo Renzi, che nel 2015 aveva introdotto questa misura durante il suo mandato di premier, ha criticato aspramente la gestione del governo Meloni: "Il governo aumenta le consulenze, gli stipendi dei dirigenti, le assunzioni di personale amico. Ma taglia proprio sulla carta dei docenti", ha dichiarato l'ex presidente del consiglio. Anche il deputato pentastellato Antonio Caso ha sottolineato come il ritardo e la riduzione dell'importo confermino "le criticità di scelte governative che ricadono ancora una volta sugli insegnanti".

Il problema tecnico di questa mattina ha messo nuovamente sotto i riflettori le difficoltà infrastrutturali della pubblica amministrazione italiana e il malcontento crescente nel settore scolastico, già provato da mesi di attesa e da una riduzione del beneficio che rappresentava uno dei pochi riconoscimenti economici dedicati agli operatori della scuola.