Un episodio di violenza nel calcio giovanile continua a dividere la comunità sportiva sarda. Una ragazza di soli 17 anni, arbitra della partita tra Gioventù Sarroch e La Salle disputatasi nel Cagliaritano, è stata aggredita al termine dell'incontro. Le conseguenze sono state serie: ricovero al Pronto soccorso con traumi alla mandibola e una prognosi medica di 45 giorni di cure. Secondo il referto arbitrale ufficiale, il dirigente-guardalinee della squadra locale avrebbe colpito la giovane dopo la mancata concessione di una rimessa laterale.
Ma la versione fornita da Guglielmo Pelagalli, il dirigente coinvolto, è completamente diversa. In una dichiarazione al quotidiano l'Unione Sarda, l'uomo ammette di aver perso il controllo e di aver rivolto insulti all'arbitra, ma nega categoricamente di averla colpita. "Non le ho messo le mani addosso", sostiene Pelagalli, che descrive l'accaduto come un semplice tentativo di sottrarle il fischietto dalla bocca. Secondo lui, la squalifica di cinque anni comminargli dalla giustizia sportiva rappresenterebbe una punizione sproporzionata. Anche la società Gioventù Sarroch si schiera a suo favore, con il presidente Rocco Canepa che dichiara la disponibilità di giocatori e genitori a testimoniare che nessuno ha effettivamente aggredito l'arbitra.
A smontare le difese degli accusati interviene però Carla Puligheddu, Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza della Sardegna, che non usa mezzi termini nel suo giudizio. La magistrata esprìme "sdegno profondo" per un comportamento che ritiene inaccettabile dal punto di vista civile e sportivo. Secondo Puligheddu, il fatto che un adulto in posizione di responsabilità si sia trasformato nell'aggressore di una minorenne rappresenta un segnale allarmante. "Lo sport giovanile deve essere una palestra di vita, non un teatro di violenza", afferma decisa.
La Garante critica inoltre i tentativi di ridimensionare l'accaduto emersi nel dibattito locale. Definisce "distorsione della realtà" il fatto di ridurre l'episodio a una semplice "aggressione verbale" quando gli atti ufficiali della giustizia sportiva certificano due schiaffi, un pugno al volto e una prognosi medica di 45 giorni. Secondo Puligheddu, queste giustificazioni rappresentano non solo una falsificazione dei fatti, ma costituiscono anche un tentativo di delegittimazione dell'autorità arbitrale e della dignità della vittima, aspetto che accende il dibattito sulla sicurezza di chi arbitra nelle competizioni giovanili.