La situazione nel Libano meridionale si aggrava di ora in ora, con le operazioni militari israeliane che continuano a colpire i centri abitati del Paese dei Cedri. Il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich ha lanciato una promessa inquietante, affermando che il sobborgo meridionale di Beirut subirà la stessa sorte di Khan Yunis, la città gazawi devastata dai bombardamenti. Smotrich ha specificamente preso di mira la zona di Dahieh, considerata il bastion e strategico di Hezbollah, l'organizzazione sciita sostenuta dall'Iran che combatte Israele su un fronte parallelo del conflitto mediorientale.

L'intensificazione delle operazioni aeree israeliane sulla capitale libanese ha già generato una catastrofe umanitaria di proporzioni significative. Secondo le organizzazioni internazionali presenti sul terreno, gli ordini di evacuazione forzata hanno interessato almeno 500mila persone, principalmente concentrate nei quartieri di Dahieh e nella Valle della Bekaa. La zona di Dahieh, che comprende quattro grandi centri abitati, è considerata l'area più densamente popolata dell'intero Libano, rendendo l'esodo una situazione di estrema complessità. Medici Senza Frontiere ha documentato le condizioni di emergenza vissute dal proprio personale e dai colleghi locali, descrivendo evacuazioni caotiche su strade intasate e bombardamenti aerei continui.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno inoltre segnalato violazioni del diritto internazionale. Human Rights Watch ha accusato l'esercito israeliano di impiegare munizioni al fosforo bianco in zone prettamente residenziali, in particolare nella città di Yohmor. L'uso di tali armi contro obiettivi civili rappresenterebbe una trasgressione dei protocolli di guerra riconosciuti a livello mondiale.

Da parte libanese, il primo ministro Nawaf Salam ha adottato un atteggiamento diplomatico, manifestando disponibilità ad avviare colloqui con Israele secondo qualsiasi formato proposto. Salam ha delineato una strategia negoziale fondata sulla formula classica del "scambio di territorio per pace", tuttavia ha sottolineato che questo accordo non può prescindere dal contesto più ampio della regione. Il premier ha fatto riferimento alla devastazione di Gaza, alle politiche di colonizzazione in Cisgiordania e all'annessione di Gerusalemme Est come questioni interconnesse che devono essere affrontate per raggiungere una soluzione duratura e credibile.