Una battuta d'arresto nella complessa inchiesta sulla strage di Capodanno a Crans-Montana: il tribunale giudiziario di Grasse, in Francia, ha rigettato la richiesta avanzata dalla procura del Canton Vallese per il sequestro dei beni mobili e immobili dei coniugi Jacques e Jessica Moretti, proprietari del bar Constellation dove nella notte tra il 31 dicembre e l'1 gennaio hanno perso la vita 41 persone. I magistrati svizzeri avevano depositato formale istanza il 14 gennaio, chiedendo il congelamento di un appartamento a Cannes, la residenza familiare a Sari-Solenzara in Corsica, diversi conti correnti e una polizza vita. La motivazione del rigetto è emersa dall'ordinanza giudiziaria: secondo il tribunale francese, mancano i presupposti legali per procedere. In particolare, il collegio ha evidenziato come le richieste di rogatoria internazionale relative a beni senza collegamento diretto o indiretto con il reato non possono essere accolte dalla Francia nei confronti di autorità non appartenenti all'Unione Europea, salvo specifiche convenzioni bilaterali.
La decisione francese rappresenta un ostacolo significativo nella strategia investigativa svizzera, che mira a cristallizzare il patrimonio dei principali indagati per la tragedia. Oltre ai coniugi Moretti, risultano iscritti nel procedimento elvetico anche Christophe Balet, responsabile della sicurezza pubblica del comune alpino, il suo predecessore Ken Jacquemoud e il sindaco Nicolas Féraud. Le accuse sono di omicidio colposo, lesioni gravi colpose e incendio colposo. In Italia, dove è stata aperta una parallela indagine dalla procura romana, il fascicolo procede attualmente contro ignoti per disastro colposo e omicidio colposo.
Nonostante questo contraccolpo sul fronte dei sequestri, la cooperazione tra gli inquirenti svizzeri e italiani prosegue su binari costruttivi. Nel prossimo mese di marzo, precisamente tra il 23 e il 27, i magistrati della procura della capitale compieranno una missione ufficiale a Sion per esaminare direttamente la documentazione dell'inchiesta elvetica. L'incontro rappresenta il primo passo concreto dell'intesa per una "cooperazione rafforzata" sottoscritta il 19 febbraio a Berna tra il procuratore capo Francesco Lo Voi e la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud. Questo accordo testimonia la volontà di fare chiarezza su una delle tragedie più devastanti degli ultimi anni, nonostante le difficoltà burocratiche e giuridiche che continuano a emergere nel corso dell'indagine internazionale.