La Croazia ha deciso di ripristinare il servizio militare obbligatorio, una misura che rappresenta un cambio significativo nella politica di difesa del paese balcanico. La decisione riguarda i giovani che compiono diciannove anni e prevede un impegno di due mesi nelle caserme per la popolazione maschile, mentre per le donne rimane esclusivamente su base volontaria.
I primi ottocento arruolati hanno già iniziato a prestare servizio nelle strutture militari croate, dando concretezza a quella che era stata un'intenzione politica annunciata dalle autorità di Zagabria. Durante il periodo di servizio, i giovani riceveranno uno stipendio mensile, garantendo così una minima compensazione economica per il tempo dedicato agli obblighi militari.
Oltre al servizio nelle forze armate vero e proprio, il governo croato ha previsto un'alternativa per coloro che obiettano il servizio militare per motivi di coscienza. I giovani avranno infatti la possibilità di optare per il servizio civile alternativo, una soluzione che consente di adempiere ai doveri verso lo stato attraverso attività di utilità pubblica anzichè attraverso l'addestramento militare.
Questa scelta politica si inserisce in un contesto più ampio di rafforzamento delle capacità difensive della Croazia, membro dell'Unione Europea e della NATO. Il paese ha ritenuto necessario investire nella preparazione militare della propria gioventù, valorizzando al contempo il principio di obiezione di coscienza per chi non intende portare le armi.