Il Dipartimento della Difesa statunitense sta lavorando a una nuova strategia di guerra cibernetica che affida all'intelligenza artificiale il compito di mappare e infiltrarsi nelle infrastrutture digitali cinesi. L'obiettivo è sviluppare software sofisticati in grado di scansionare milioni di possibili punti di accesso nelle reti nemiche, dalla rete elettrica ai sistemi idrici, fino alle dorsali di comunicazione. Secondo quanto riferito dal Financial Times, questi strumenti dovrebbero operare in tempo reale per individuare falle di sicurezza che potrebbero essere sfruttate militarmente in caso di escalation.

La logica dietro questo progetto è semplice ma potente: i metodi tradizionali di hacking richiedono tempo e risorse umane limitate, mentre l'intelligenza artificiale può testare contemporaneamente un numero impressionante di "porte digitali" per trovare quella lasciata aperta. Dennis Wilder, ex analista della Cia specializzato in Cina, ha spiegato al Financial Times il funzionamento con un paragone evocativo: "È come un ladro che di notte prova a forzare la porta d'ingresso di una casa finché non ne trova una aperta. L'automazione aumenta esponenzialmente il numero di tentativi possibili e quindi consente una mappatura molto più efficiente degli obiettivi". In questo modo, il Pentagono potrebbe degradare le difese avversarie ancor prima che il primo colpo militare convenzionale venga sferrato.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth sta spingendo affinché le aziende tecnologiche forniscano accesso illimitato ai loro modelli di IA generativa per questi scopi che definisce "leciti". Tuttavia, questa richiesta sta creando tensioni significative con i giganti della Silicon Valley, che temono sia le implicazioni etiche che i rischi geopolitici di una simile concessione. Le aziende rimangono divise tra la pressione del governo e il timore di compromettere i principi di responsabilità nel settore dell'intelligenza artificiale.

La questione apre interrogativi complessi sulla sovranità digitale e sulla militarizzazione dell'IA. Da un lato, gli Stati Uniti ritengono essenziale sviluppare queste capacità per mantenere il vantaggio strategico nei confronti di Pechino; dall'altro, cedere il controllo di tecnologie così potenti alle autorità militari potrebbe stabilire precedenti pericolosi a livello internazionale. Il dibattito evidenzia come la corsa tecnologica tra superpotenze sia ormai inseparabile dalla questione della sicurezza cibernetica globale, trasformando ogni innovazione in un potenziale arma.