Continua a svilupparsi in tribunale il caso che vede coinvolto il Principe Giacomo Linguaglossa e la modella ucraina Tanya Yashenko, accusata di aver approfittato della condizione di vulnerabilità della vittima. La donna, durante l'udienza processuale, ha fornito la sua versione dei fatti, mettendo in discussione le fondamenta dell'accusa nei suoi confronti.
Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni rese in aula, Yashenko sostiene che non avrebbe mai agito di propria iniziativa nell'utilizzo dei mezzi finanziari del Principe. La donna ha affermato che sarebbe stato direttamente Giacomo Linguaglossa a indicarle di servirsi delle sue carte di credito, escludendo così comportamenti fraudolenti da parte sua. La difesa della modella si concentra dunque sulla consenzialità di quanto accaduto, piuttosto che su un raggiro ai danni di una persona in difficoltà.
La vicenda affonda le radici in una relazione caratterizzata, stando alle accuse iniziali, da mancate promesse e impegni non rispettati. Secondo la ricostruzione accusatoria, il Principe avrebbe fatto diverse promesse alla donna che non sarebbero poi state mantenute, creando una situazione di conflitto che avrebbe spinto Yashenko ad agire nella maniera contestata.
L'imputazione di circonvenzione di incapace rappresenta uno dei reati più delicati nel panorama legale italiano, poiché presuppone che il soggetto passivo fosse in uno stato di fragilità psichica o economica tale da non poter opporsi consapevolmente. La difesa della modella punta proprio a demolire questo elemento, evidenziando come il Principe stesso avrebbe autorizzato i movimenti contestati.
Il processo proseguirà con l'audizione di altri testimoni e la valutazione complessiva delle prove presentate dalle parti. La questione centrale rimane se Linguaglossa potesse realmente disporre liberamente del suo patrimonio e della sua volontà nel momento dei fatti contestati, oppure se versasse in una condizione che lo rendesse vulnerabile alle influenze esterne.