Alfonso Signorini ha deciso di chiudere definitivamente il capitolo professionale con il settimanale Chi dopo oltre venti anni di carriera. La notizia ha fatto discutere il mondo dei media italiani, ma ora interviene anche Umberto Brindani, attuale numero uno di Gente, con un lungo sfogo su Facebook che racconta una versione alternativa della storia.

Nel suo editoriale d'addio pubblicato sull'ultimo numero di Chi, Signorini ha ringraziato tre direttori che avevano segnato il suo percorso professionale: Silvana Giacobini, Carlo Rossella e Pietro Calabrese. Una scelta di parole che non è sfuggita a Brindani, il quale sottolinea ironicamente di essere stato completamente ignorato, nonostante il ruolo centrale avuto nella carriera del collega. "Forse è quasi una medaglia", commenta con una punta di amarezza mascherata da leggerezza.

Secondo il racconto di Brindani, fu proprio lui insieme a Rossella a offrire a Signorini un'opportunità quando il giornalista si trovava senza un vero incarico durante la gestione Giacobini. Lo coinvolsero come collaboratore esterno a Panorama, sfruttando soprattutto quella che Brindani definisce come la sua straordinaria rete di contatti nel mondo del gossip e dello spettacolo. Uno degli episodi che rimane impresso nella memoria è quello di un'estate in cui Signorini si presentò con veri e propri elenchi di migliaia di nominativi e numeri telefonici di personaggi pubblici, pronti per possibili copertine. Quella volta la scelta cadde su Manuela Arcuri, anche se il risultato, ammette Brindani, non fu particolarmente memorabile.

Durante questo periodo, Signorini iniziò anche la sua carriera televisiva accanto a Piero Chiambretti nel ruolo di esperto di moda e bellezza, ottenendo una discreta popolarità. Panorama stessa non esitò a dedicargli spazio in copertina con un titolo che Brindani rievoca con orgoglio: "I rimbambini". Questi dettagli, secondo il direttore di Gente, testimoniano come il merito della crescita di Signorini non appartenga solo a coloro che egli ha scelto di ricordare.

Il racconto di Brindani rappresenta un raro spaccato dei meccanismi interni dell'editoria italiana, dove spesso le relazioni professionali e le carriere costruite insieme finiscono per essere riscritte nei ricordi pubblici. Lo scontro fra i due non è nuovo al mondo dei giornali, dove rivalità professionali e gelosie editoriali rimangono spesso celate. Questa volta, però, Brindani ha deciso di alzare il velo su quanto accaduto dietro le quinte, offrendo la sua versione di come e perché Signorini sia diventato il personaggio pubblico che è oggi.