Continua lo scontro pubblico tra Nicola Gratteri, procuratore capo della Repubblica di Napoli, e Carlo Calenda, presidente di Azione. Questa volta lo scenario è lo studio televisivo di La7, durante la trasmissione «In altre parole», dove il magistrato è tornato a difendersi dalle accuse del politico riguardanti le sue dichiarazioni sul prossimo referendum sulla riforma della giustizia.

Gratteri non ha tollerato le critiche e ha usato toni molto duri nei confronti di Calenda. Il procuratore ha spiegato che il leader di Azione ha volutamente travisato le sue parole, affermando che lui avrebbe definito «massoni» coloro che si apprestano a votare affismativamente alla consultazione referendaria. In realtà, ha chiarito Gratteri, nella sua intervista di novanta minuti aveva specificato che in Calabria sarebbero i mafiosi e i massoni deviati a votare Sì, non certo tutti i sostenitori del Sì. Per questo motivo, il magistrato ha concluso che Calenda agisce «in malafede», o per ignoranza o per mancanza di interesse nel verificare le informazioni.

Questa non è la prima volta che i due si scontrano pubblicamente su questo tema. Gratteri era già intervenuto nella trasmissione «Piazzapulita» per replicare, in maniera ancora più dettagliata, alle medesime accuse formulate da Calenda. Tuttavia, nonostante il tentativo di chiarimento, il presidente di Azione ha continuato a sostenere la stessa tesi, portando avanti quella che Gratteri definisce una «farsa continua».

Il magistrato ha poi elencato una serie di ritorsioni e minacce che avrebbe subìto dopo le sue prese di posizione pubbliche: il ministro Matteo Salvini avrebbe minacciato una querela (ancora in attesa), il componente laico del Consiglio superiore della magistratura in quota Forza Italia Enrico Aimi avrebbe annunciato l'apertura di un procedimento disciplinare, e il ministro della Giustizia Carlo Nordio si sarebbe espresso in prima serata sulla televisione di Stato per suggerire test psicoattitudinali per i magistrati prossimi alla pensione, liquidando Gratteri come «pazzo». Nonostante queste minacce e accuse, il procuratore ha affermato di attendere ancora gli sviluppi concreti di queste azioni.

Gratteri ha anche smontato gli argomenti dei sostenitori del Sì, in particolare contraddicendo l'ex procuratore Antonio Di Pietro, il quale sostiene che la riforma Nordio rafforzerà l'autonomia dei pubblici ministeri. Il magistrato ha respinto la metafora della «partita di calcio» frequentemente utilizzata dai fautori della separazione delle carriere, ricordando che il pubblico ministero ha l'obbligo costituzionale di ricercare prove sia a favore che a carico dell'indagato, a differenza dell'avvocato difensore. Ha ribadito che il suo auspicio è un pubblico ministero sereno e ragionevole, capace di ragionare come un giudice già durante la fase delle indagini preliminari, non un magistrato aggressivo in cerca di «vittorie» processuali.