Il saggista Pierfranco Pellizzetti propone una riflessione critica sulla direzione politica che caratterizza l'Italia contemporanea, inscrivendola dentro una cornice più ampia di deriva conservatrice che interessa le democrazie occidentali. Secondo l'analista, sia il presidente statunitense Donald Trump che la premier italiana Giorgia Meloni incarnerebbero un modello di potere basato sull'autorità personale e l'infantilizzazione dell'elettorato, in una dinamica che ripropone arcaiche forme di assolutismo regio. Pellizzetti sottolinea come Meloni, durante un raduno del partito spagnolo Vox, si sia identificata con l'etichetta di donna cristiana, dimostrando una forte adesione ai valori identitari che caratterizzano la nuova destra reazionaria internazionale.
La connessione tra i due leader passa attraverso l'invocazione di principi religiosi come fondamento dell'azione politica. Pellizzetti evidenzia come Trump giustifichi con riferimenti ai valori cristiani persino scelte belliche controverse, come l'attacco all'Iran in coordinamento con il governo israeliano. Questo uso strumentale della fede costituirebbe, a suo avviso, un elemento chiave per comprendere le affinità ideologiche tra la destra americana e quella italiana, entrambe inclini a utilizzare l'identità religiosa come elemento di coesione e rassicurazione collettiva.
Lo sfondo della crescente popolarità di questi modelli politici va ricercato, secondo l'autore, in una condizione di profondo disorientamento diffuso tra i cittadini occidentali. I dati italiani del 2025 sono emblematici: il 46% della popolazione ha fatto ricorso a cure psicologiche, con il 46,9% per disturbi d'ansia, il 38,6% per depressione e il 36% per stress. Pellizzetti attribuisce questa condizione di malessere al collasso dei sistemi di garanzie che caratterizzavano il dopoguerra, in un momento che definisce come un lungo interregno privo di certezze stabili.
L'analista individua le cause strutturali del disagio contemporaneo nel fallimento dell'ordine neoliberista che ha dominato gli ultimi cinquant'anni. Secondo questa prospettiva, lo smantellamento delle istituzioni dello stato sociale, la corrosione dei valori progressisti illuministi e la conseguente perdita di fiducia nel progresso avrebbero creato un vuoto ideale colmato dalla ricerca regressiva di certezze identitarie. La scomparsa di una visione del futuro ottimistica e costruttiva, tipica del pensiero progressista, avrebbe lasciato spazio all'esigenza di protezione autoritaria.
Pellizzetti conclude che la fase storica attuale è caratterizzata da una sorta di nomadismo psicologico all'interno di un paesaggio desertificato dai fallimenti economici e istituzionali delle politiche neoliberiste. In questo contesto, la promessa di ordine e identità cristiana rappresenterebbe un approdo attraente per molti, indipendentemente dalla coerenza logica o dalle implicazioni democratiche di tali scelte. L'articolo suggerisce che comprendere questa dinamica psicologica collettiva sia cruciale per analizzare il successo crescente della destra autoritaria sia negli Stati Uniti che in Europa.