Continua a crescere la tensione tra Rocco Siffredi e il team de Le Iene. Dopo che gli avvocati dell'attore hanno contestato alla trasmissione di Italia 1 di aver alterato il montaggio di un'intervista realizzata dalla giornalista Roberta Rei, il programma ha deciso di contrattaccare rendendo pubblica l'intera sequenza ripresa da due diverse angolazioni senza interruzioni. Nel video integrale si vede chiaramente il momento in cui Siffredi, durante il confronto con la Rei sui presunti abusi denunciati da diverse attrici, si lascia andare a un pianto intenso dichiarando frasi come «non riesco più a tollerare questa situazione» e «ho momenti molto difficili». Quando gli viene chiesto se sta ricevendo aiuto psicologico, l'attore risponde negativamente.

Il fulcro della controversia riguarda esattamente il significato di quel momento emotivo. La difesa di Siffredi sostiene che le lacrime non siano collegate alle accuse di violenza sessuale, bensì alle preoccupazioni per la salute di uno dei suoi figli ricoverato in ospedale. Secondo questa versione, il montaggio delle Iene avrebbe creato una falsa correlazione temporale tra il pianto e l'argomento degli abusi, manipolando così la percezione dello spettatore. Roberta Rei ha smentito categoricamente questa interpretazione, definendo l'accusa come «completamente priva di fondamento» e precisando che il riferimento alla situazione familiare sarebbe stato fatto da Siffredi in un momento successivo, al di fuori della vera e propria intervista.

Le accuse contro Siffredi risalgono alla primavera del 2025, quando Le Iene trasmisero un'inchiesta in cui numerose attrici raccontarono esperienze di pressione psicologica e abusi durante i set. Alcune donne hanno dichiarato che materiale girato per presunti provini fu successivamente distribuito come contenuto pornografico senza la loro autorizzazione e senza compenso. Altre hanno denunciato coercizione per prestazioni sessuali non consenziali. Il sessantunenne ha respinto ogni accusa e ha presentato una controdenuncia per diffamazione nei confronti di venti persone, tra cui diciotto donne.

Nella sua strategia difensiva, Siffredi sostiene che nessuna delle condotte contestate sia avvenuta senza volontà delle donne coinvolte, rimarcando inoltre che durante una certa fase della sua carriera la sottoscrizione di documenti di consenso non rappresentava una pratica standard nel settore. Ha inoltre prodotto una serie di testimoni che potrebbero corroborare la sua versione, inclusi operatori di telecamera e tecnici che hanno lavorato nei suoi set.