Marina Berlusconi riaccende il dibattito sulla riforma della giustizia sostenendo che il sorteggio dei giudici nel Consiglio superiore della magistratura rappresenti "un argine all'influenza della politica". L'imprenditrice ha espresso questa posizione in una lettera indirizzata a Repubblica, allineandosi così alle proposte del governo Meloni-Nordio sulla separazione delle carriere. Tuttavia, la sua tesi scontra frontalmente con le linee guida europee sottoscritte dall'Italia stessa nel 2010, quando proprio il governo presieduto da suo padre Silvio Berlusconi aveva aderito a una storica Raccomandazione dell'Unione europea sulla magistratura.

Quel documento, redatto il 17 novembre 2010 sotto il titolo "Judges: independence, efficiency and responsibilities", conteneva un punto cruciale: almeno il 50% dei componenti dei Consigli di giustizia dovrebbe essere composto da magistrati "scelti da parte dei loro colleghi" di tutti i livelli. Una disposizione che l'Italia sottoscrisse senza obiezioni, insieme a tutti i partner europei. All'epoca, il Guardasigilli era Angelino Alfano, e nessuna protesta ufficiale venne avanzata contro le raccomandazioni bruxellesi. Oggi, quella stessa Europa ribadisce identici principi nel suo Rule of Law Report 2025, confermando che la composizione democratica dei Consigli rimane un pilastro dell'indipendenza giudiziaria.

La contraddizione è evidente: quattro anni prima di quella Raccomandazione, nel 2006, il padre di Marina aveva tentato una riforma costituzionale che modificava l'articolo 104 sul Csm, proponendo una nuova elezione dei magistrati laici (un sesto dalla Camera, un sesto dal Senato), ma nulla riguardo al sorteggio. L'unico sorteggio che interessava davvero a Berlusconi Senior era quello dei gironi europei del suo Milan. Eppure oggi la figlia sostiene una soluzione che né lui né i suoi ministri avevano mai contemplatato.

La riforma costituzionale attualmente promossa dall'esecutivo Meloni introduce il sorteggio integrale dei magistrati nel Csm, una scelta che rappresenta un'anomalia europea. Solo la Grecia adotta un meccanismo simile tra i paesi dell'Unione. Il Guardasigilli Carlo Nordio, che già aveva disatteso le direttive Ue sulla disciplina dell'abuso d'ufficio, sembra intenzionato a ripetere la strategia anche su questo fronte, ignorando due decenni di raccomandazioni continentali. Il punto 27 della Raccomandazione del 2010, tradotto e promosso dallo stesso Raffaele Sabato (oggi giudice della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo), rimane lettera morta nelle intenzioni del governo italiano.

L'operazione rappresenta un paradosso politico notevole: il governo conservatore invoca il sorteggio per sottrarre la magistratura dall'influenza politica, ma sceglie una strada che l'Europa ha sempre sconsigliato. Nel frattempo, Marina Berlusconi presta il suo nome a una battaglia che il suo stesso padre non avrebbe mai sottoscritto, e che contraddice gli impegni internazionali che l'Italia continua formalmente a mantenere. Le associazioni europee dei magistrati continuano a monitorare la situazione con crescente preoccupazione.