La commissione Giustizia (Libe) del Parlamento europeo ha approvato ieri misure più restrittive in materia di rimpatri di migranti irregolari, segnando un punto di svolta nella politica migratoria comunitaria. Con 41 voti a favore, 32 contrari e un astenuto, gli eurodeputati hanno preferito gli emendamenti proposti da François-Xavier Bellamy del Partito popolare europeo rispetto alle alternative di compromesso presentate dal relatore Malik Azmani di Renew Europe. Il risultato conferma il progressivo indebolimento della cosiddetta "maggioranza Ursula", la coalizione che ha sorretto la Commissione von der Leyen negli ultimi anni.
Le nuove disposizioni approvate irrigidiscono significativamente i tempi di espulsione dal territorio europeo e introducono regimi di divieto di ingresso permanenti o prolungati per i migranti rimpatriati. Cruciale è anche l'apertura a rimpatri verso Stati terzi diversi dal Paese di origine, purché legati all'Ue mediante accordi bilaterali specifici. Questa modifica rappresenta un'apertura verso modelli come quello albanese, finora contestato da parte della magistratura italiana e dalle forze progressiste. L'eurodeputato italiano Alessandro Ciriani, membro di Fratelli d'Italia al gruppo Ecr, ha sottolineato come il voto rappresenti "un cambio di rotta definitivo" rispetto a "un quadro normativo che per anni ha reso i rimpatri praticamente impossibili".
Dalla parte opposta dello schieramento, le critiche sono state aspre. Leoluca Orlando di Alleanza Verdi Sinistra ha denunciato una "scelta di disumanità" che trasforma i migranti in "merce tossica", mentre Alessandro Zan ha evidenziato come le nuove regole aprano la strada a "deportazioni indiscriminate" e consolidino "un modello puramente repressivo". Secondo gli esponenti della sinistra, il voto rappresenta un ulteriore attacco al diritto di asilo e ai valori fondanti dell'Unione europea.
L'approvazione di questi emendamenti fotografa una realtà politica mutata a Bruxelles: il voto di ieri rivela come la precedente coalizione tra Popolari, Socialisti e Liberali non costituisce più una maggioranza stabile sui temi delle migrazioni. Il baricentro del Parlamento si è decisamente spostato verso posizioni più rigide, con il Ppe che ha trovato alleati nei gruppi conservatori e nazionalisti per oltrepassare le resistenze dei progressisti. Questo reallineamento avrà probabilmente implicazioni significative sui dossier comunitari nel prossimo periodo.