Marco Travaglio non risparmia il governo italiano durante la puntata di Accordi&Disaccordi sul Nove. Nel corso della sua rubrica Passaparola, il direttore del Fatto Quotidiano analizza la gestione della crisi mediorientale con una critica feroce alla mancanza di coerenza della posizione ufficiale dell'Italia e dell'Europa di fronte agli ultimi sviluppi che hanno visto protagonisti gli Stati Uniti e Israele.

Il giornalista evidenzia quello che definisce un vistoso doppio standard nel trattamento della questione: mentre Bruxelles e Roma hanno stigmatizzato immediatamente l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, oggi mantengono un atteggiamento più vago nei confronti delle azioni militari americane e israeliane. Travaglio ricorda come il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si sia mosso con immediata fermezza contro Mosca, invitando l'Occidente all'unità, mentre la stessa determinazione appare assente quando in campo scendono alleati storici come Washington e Tel Aviv. Si tratta, secondo il commentatore, di una violazione palese dei principi del diritto internazionale applicati in modo selettivo a seconda degli interessi geopolitici.

Le bordate maggiori colpiscono il ministro della Difesa Guido Crosetto, assente da Roma nel momento cruciale perché in vacanza a Dubai insieme alla famiglia. Travaglio ironizza definendolo "preveggente", scherzando sul fatto che abbia appreso dei bombardamenti dalla televisione, come "Big Mama", rimarcando così l'improvvisazione e l'assenza di coordinamento della macchina governativa. La permanenza del ministro negli Emirati Arabi, poi giustificata con versioni continuamente cambiate, diventa il simbolo dell'inadeguatezza del nostro esecutivo a svolgere un ruolo credibile da ponte tra Washington e l'Europa.

Travaglio riserva critiche anche alla Premier Giorgia Meloni, che ha scelto di esprimere solidarietà alla popolazione civile iraniana senza nominare gli Stati Uniti o Israele come aggressori. Un approccio che il direttore del Fatto giudica in netto contrasto con le affermazioni muscolari della stessa Meloni nel 2022, quando parlava di "scelta di campo" e "comunità internazionale unita". Analoghe osservazioni valgono per il ministro degli Esteri Antonio Tajani, colpito dalla battuta di Travaglio per una dichiarazione vaga in cui sperava semplicemente che la situazione durasse "il meno possibile", come fosse un commento casuale al bar piuttosto che una posizione di vertice.

Infine, non sfugge neanche Luigi Di Maio, inviato speciale dell'Unione europea nel Golfo Persico, rispetto al quale Travaglio rivela una certa simpatia, sostenendo che al confronto meriterebbe la qualifica di "statista" considerato il disastro gestionale dei colleghi. La conclusione è amara: un governo talmente assente dalle dinamiche internazionali che Trump e Netanyahu hanno agito senza neanche avvisare Roma, trasformando l'Italia da presunto ponte strategico a comprimaria invisibile di una partita che la coinvolge direttamente.