La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale rimane uno dei nodi cruciali del dibattito politico italiano. Durante il Forum Sanità pubblica organizzato dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, rappresentanti di diversi schieramenti hanno affrontato il tema dalle angolature più diverse, concordando però su un punto: il sistema necessita contemporaneamente di più denaro e di una gestione più intelligente.

Luciano Ciocchetti, esponente di Fratelli d'Italia, ha fornito un quadro comparativo dei modelli europei, sottolineando come ogni nazione abbia adottato soluzioni organizzative peculiari. Ha ricordato che la Germania lega strettamente la sanità al sistema previdenziale attraverso le mutue, mentre la Francia segue un percorso analogo per lavoratori pubblici e privati. Il Regno Unito rappresenterebbe il modello più vicino a quello italiano, ma con una differenza sostanziale: dispone di finanziamenti significativamente superiori. Ciocchetti ha evidenziato come gli investimenti nel nostro Sistema sanitario siano effettivamente cresciuti, passando da 125 miliardi nel 2022 a quasi 144 miliardi programmati per il 2026, con un incremento complessivo che supera i 18 miliardi di euro. Tuttavia, ha avvertito che l'aumento delle risorse, seppur importante, non è sufficiente: occorre ripensare l'organizzazione complessiva, destinando maggiori finanziamenti alla prevenzione, alla gestione dei pazienti affetti da malattie croniche e alle tecnologie per le cure a domicilio.

Vanessa Cattoi della Lega ha spostato l'attenzione sulla storia recente della spesa sanitaria nazionale, ricordando i pesanti tagli degli anni precedenti il Covid-19. Tra il 2010 e il 2015 sono stati eliminati circa 25 miliardi, mentre nel decennio 2010-2019 le riduzioni hanno superato complessivamente i 37 miliardi di euro. La pandemia, secondo Cattoi, ha rappresentato un punto di svolta culturale: il governo ha invertito la rotta, aggiungendo oltre 20 miliardi nelle recenti manovre finanziarie. Eppure, ripete anche la leghista, incrementare i fondi senza strategia non basta. Servono investimenti mirati in prevenzione, in digitalizzazione dei servizi e nella formazione continua del personale sanitario.

Un'analisi più severa della situazione arriva dal Movimento 5 Stelle attraverso Orfeo Mazzella, il quale ha sottolineato come la spesa sanitaria italiana rimanga comunque inferiore rispetto alle medie europee, segnalando quindi margini ancora ampi per aumenti significativi. Il dibattito emerso dal Forum non rappresenta soltanto uno scontro tra visioni differenti, bensì uno spaccato delle priorità condivise: dai costi della gestione ospedaliera alla necessità di rafforzare la medicina territoriale e preventiva, passando per la digitalizzazione dei processi amministrativi e clinici. L'impressione complessiva è che, almeno sulla carta, esista una convergenza diffusa sulla necessità di riforma, anche se i dettagli di come realizzarla restano ancora da negoziare tra le forze politiche.