La Dea non intende interrompere il suo viaggio straordinario in Europa. Questa sera, alla New Balance Arena di Bergamo, l'Atalanta scenderà in campo per l'andata degli ottavi di finale della Champions League contro il Bayern Monaco, cercando di completare un'impresa che del calcio non ha molti precedenti. Dopo aver eliminato il Bayer Leverkusen nella finale di Europa League dello scorso maggio (3-0 a Dublino) e il Borussia Dortmund ai gironi di questa stagione (rimonta dalla sconfitta iniziale per 0-2 alla vittoria per 4-1 al ritorno), i nerazzurri inseguono il tris: battere tre big tedesche consecutive.

Sulla carta, il compito si presenta decisamente arduo. Il Bayern Monaco arriva in Lombardia da una delle principali candidate alla vittoria finale della competizione, sostenuta da un roster di lusso e da una tradizione che parla chiaro. In primo piano spicca Harry Kane, uno degli attaccanti più letali d'Europa, legato ai bavaresi fino al 2028 con opzione per un ulteriore anno. L'attaccante inglese rappresenta la principale insidia tattica per la difesa bergamasca, che farà affidamento su Isak Hien e Berat Djimsiti per contenerlo, affidandosi anche alla guida tecnica di Raffaele Palladino.

Malgrado il divario sulla carta, l'Atalanta parte con un vantaggio psicologico non da poco: l'assenza di pressione. A Bergamo sanno perfettamente che il palcoscenico internazionale ha sempre esaltato questa squadra, mentre il peso della favorita ricadrà interamente sulle spalle dei tedeschi. Per provare a sorprendere ancora, i nerazzurri conteranno su Mario Pasalic e soprattutto su Gianluca Scamacca, che sta vivendo un momento di forma straordinaria coronato dalla doppietta realizzata sabato contro l'Udinese in Serie A.

La compagine guidata da Vincent Kompay non è da sottovalutare, ma la storia recente dell'Atalanta racconta di una squadra capace di imprese al di sopra delle aspettative. Il ritorno tra una settimana a Monaco rappresenterà una seconda chance cruciale per consolidare un risultato positivo e provare a volare ai quarti di finale. A Bergamo, intanto, il sogno non è ancora finito: il proverbio "non c'è due senza tre" continua a ronzare negli spogliatoi nerazzurri.