Peter Thiel arriverà a Roma per tenere conferenze riservate, un'occasione che dovrebbe spingere gli intellettuali italiani a interrogarsi sui veri meccanismi del potere contemporaneo. Il suo libro «The Straussian Moment», disponibile anche in traduzione italiana, è stato largamente sottovalutato dal dibattito pubblico, nonostante provenga da una figura tutt'altro che marginale: cofondatore di PayPal con Elon Musk, creatore di Palantir Technologies e Anduril Industries, società protagoniste nel settore della sorveglianza digitale, della cibersicurezza e degli appalti bellici tra Stati Uniti e Israele.

La rilevanza di analizzare il pensiero di Thiel va oltre l'accademia. Rappresenta il tentativo consapevole di costruire un'ideologia coerente a servizio del potere, proprio nel momento in cui la sinistra ha abbandonato il suo ruolo di produttrice di visioni alternative, limitandosi a ripetere formule logore e critiche sterili. Thiel non è uno scrittore improvvisato: il suo progetto intellettuale mira a fornire una cornice teorica organizzata, sebbene caratterizzata da manipolazioni delle fonti e lacune interpretative significative.

La vera posta in gioco riguarda i fondamenti della sua proposta politica. Le teorie di Thiel incarnano la visione strategica dell'élite economica nordamericana nel suo sforzo di preservare il proprio predominio mondiale, una linea perseguita coerentemente anche dall'amministrazione precedente. Il suo modello smantella sistematicamente i pilastri dell'ordine liberale occidentale: lo stato di diritto, la teoria dei diritti individuali, il principio d'eguaglianza, e la stessa idea di inclusione democratica, tutti elementi che Thiel considera manifestazioni di un Occidente intellettualmente debilitato.

Secondo questa visione, il vero problema politico risiede nella natura umana stessa, fonte ineliminabile di divisioni profonde destinate a generare conflitto. Da questa premessa deriva una conseguenza precisa: lo Stato ha un'unica funzione legittima, quella di garantire la sicurezza, sia interna che esterna ai propri confini. Tale impostazione produce inevitabilmente una dinamica di scontri militari e di controllo totalitario, trasformando la governance in un apparato di sorveglianza e repressione.

Ciò che emerge è l'immagine di uno «Stato ombra» gestito dall'élite tecnologica e finanziaria, capace di condizionare le scelte dei governi ufficiali. Non esiste più bisogno di regole comuni o di concorrenza regolata: il nuovo ordine mondiale che Thiel teorizza poggia sulla concentrazione del potere nelle mani di pochi attori privati, sulla dissoluzione dei vincoli democratici e sulla normalizzazione della violenza come strumento di governo. L'Europa e l'Italia, in particolare, dovrebbero riflettere su come posizionarsi di fronte a una simile riconfiguzione della realtà globale.