Andrée Ruth Shammah, la storica regista e presidente del Teatro Franco Parenti di Milano, si ritrova al centro di una polemica accesa dopo aver autorizzato la presentazione dell'iniziativa referendaria di Fratelli d'Italia nella sua sala. L'evento, denominato "Una riforma che fa giustizia", è in programma per giovedì pomeriggio a partire dalle 15 e vedrà la conclusione dei lavori affidata a Giorgia Meloni. La decisione ha scatenato un'ondata di critiche sui social network, dove la 77enne donna di cultura, nata da una famiglia in fuga da Aleppo e figura di rilievo nella comunità ebraica italiana, viene bersagliata con commenti al vetriolo.
Gli attacchi rivolti a Shammah affondano le radici in una duplice questione. Innanzitutto, la regista aveva pubblicato sul suo profilo Facebook un messaggio a favore del sì al referendum sulla giustizia, invitando i cittadini a votare "pensando alle prossime generazioni, non alle prossime elezioni". In secondo luogo, la scelta di ospitare la premier nella struttura ha generato una tempesta di proteste tra gli ambienti progressisti, storicamente legati allo spazio culturale del Parenti. Gli insulti online variano dal generico "fascisti al Parenti" fino ad affermazioni più personali e sgradevoli sulla sua età e capacità di giudizio. Alcuni commentatori invocano direttamente la chiusura delle porte a Meloni e ai suoi alleati politici.
La risposta della fondatrice è stata ferma ma conciliante. Shammah ha sottolineato che in una democrazia pluralista non dovrebbe esistere motivo per negare al presidente del Consiglio la possibilità di intervenire in uno spazio dedicato al dialogo e alla discussione. Ha inoltre osservato che il contesto culturale contemporaneo sembra caratterizzato dal trionfo di un unico pensiero permesso, rendendo sempre più difficile l'esercizio del libero pensiero. La sua posizione rimane ferma nel principio che le istituzioni culturali debbono restare aperte al confronto politico, senza discriminazioni ideologiche.
Vale la pena notare come il Parenti sia stato nel passato una location privilegiata per personalità di orientamento progressista: da Matteo Renzi a Carlo Calenda, fino al sindaco Beppe Sala che proprio in quella sede aveva aperto la sua campagna elettorale. La minoranza dem aveva utilizzato il teatro per riunioni strategiche di rilievo. Tale tradizione ha reso ancora più sorprendente, agli occhi della sinistra, l'apertura concessa a un'iniziativa del centrodestra. Circolano inoltre speculazioni su possibili legami tra questa scelta ospitale e la candidatura di Shammah alla direzione della Fondazione Triennale, con alcuni utenti che insinuano connessioni tra decisioni culturali e opportunità professionali in seno alle istituzioni pubbliche.